Che mica potevo tornare a casa…

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10425417_10204063176051965_6775581604893191271_n(foto di poetella)
(il cielo, stamattina, era promessa)

Che mica potevo tornare a casa

con quella pioggia d’oro appiccicata addosso. Brillavo troppo per chiudermi in un interno senza dare nell’occhio, senza abbagliare, incuriosire. Senza che uscisse luce come da un faro dalla finestra ancora aperta ché è ancora estate ancora chiaro fino a tardi non si accendono le luci cos’è quella luce così accecante quel riverbero quello scintillio da dentro a fuori dagli occhi dalle mani da tutta la pelle dalle labbra dal cuore.

Mica potevo tornare a casa

Dovevo camminare un po’ lasciare evaporare fluire lasciar disperdere tutti i filamenti tremanti d’ambra di goccioline d’avventurina stellata di miele di polvere di fata di lapilli. Di onde concentriche e poi alte e fragorosamente frangenti sull’intero universo. Affogato d’amore.

Allora ho camminato. A lungo. Sono entrata e uscita da negozi e negozietti. Ho comprato del concime liquido molto potente. Già provato. Funziona. Poi un profumo. E dei sali esfolianti. Magnolia e gelsomino. Per…
Dunque sono rientrata.
Ho preparato la pappa per le piante. Godessero un po’ anche loro.
Poi ho preso una fetta di pane nero, ci ho messo sopra del salame piccante, molto piccante. Accanto un bel bicchiere di Bonarda. Mi sono seduta in balcone. Ho chiuso gli occhi. Ed ho prolungato ancora un po’ il piacere.
Perché io sono un’ingorda.

E domani è il mio compleanno.


(by poetella)

Monteverdi-Toccata –Orfeo

 

 

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Lasciala crescere questa valanga adesso…

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valanga d'amore(foto dal web elaborata)

Lasciala crescere questa valanga adesso

- basterà poco ad innescare il moto – lasciala rotolare aumentare spazzare via paesaggi vedi gli alberi gli altri l’altrove che sfugge si scompone sfuma vedi come tutto monta e travolge vedi come il resto perde importanza scompare si ritrae al passaggio senti il rombo senti il vento attorno che smuove e sposta e la forza centripeta che chiama avviluppa lievita enorme enorme sempre più irrefrenabile

e nel tuo letto ti leverò la sete
mi placherai la fame

fino al terribile schianto a valle. E silenzio. Poi.


(by poetella)

Evgeny Kissin plays Scriab in Etude op.8 no.12.
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Lo so, non sarà sempre così…

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10616140_10204049133740916_4110735449976550687_n(foto di poetella)

 

qui la voce di poetella

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Lo so, non sarà sempre così

come in fondo niente è sempre così, è la nostra salvezza, no? O dannazione. Dicono. Non ci sarà mai più quel cielo che stamattina (non quello, mai più quello) largo tutto attorno ovunque girassi lo sguardo mi scintillava carico della luce del giorno appena nato di questi sfolgoranti giorni di settembre che è sempre una sorpresa cogliere quello sfarfallio di nubi a ventaglio piume di struzzo sciarpe d’angelo freddoloso e scordarello

- lasciale lì che te le trovo io -

lasciami stare a sognare che l’estate sia finita e il silenzio e quell’apnea d’amore a covare sotto una cappa di caldo in attesa.

Che io lo so. Non sarà sempre così

ma la rosa continua a fiorire e tu continui a cercarmi come la notte cerca il giorno  e il giorno la notte e la meraviglia scocca

quando quei due s’incontrano. E noi.


(by poetella)

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(a presto mio caro… a presto)
(e niente musica. Oggi non mi serve)

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un ripost…

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(foto di poetella)

 

Qui la voce di poetella

 

 

Chissà       forse sarebbe piacevole se… anche solo se…

 

Ma no. In fondo io ho mille amici, mille voci, mille luci, due gatti che mi salutano tutte le mattine, in androne, quando esco. I  vicini. I lontani. I chissà chi.

Per non dire delle mille e mille faccende in cui sono affaccendata e sfaccendata, i mille e mille progetti disegnati su carta lucida e realizzati in scala 1:1, nel territorio delle mie congetture impensabili.

 

E, comunque, chissà       forse sarebbe piacevole se… anche solo se

 

Ma no. In fondo io amo svolacchiare libera tra mille cieli, mille prati fioriti e sfioriti, mille isole conosciute e cancellate dalle mappe. Memorizzato e poi dimenticato il percorso. Amo sfiorare e guardare di sguincio e girare le spalle, scrollare i capelli, sgusciare veloce ad ogni catena che volesse avvilupparmi, catturarmi, costringermi e bloccarmi, ogni laccio, ogni nastro anche rosso, anche d’oro, anche di seta, di raso o di brillanti.

Come fai a bloccare le nuvole?

 

E quindi per quanto io sospetti che forse sarebbe…

 poi, sai? no. Non stiamo a credere che…

No.

Non sarebbe affatto bello. Lo so come sarebbe. L’ho provato. E dunque, amore mio, continua così. A non cercarmi,

a non chiamarmi,

a non implorarmi,

a non assediarmi,

a non circondarmi con mille richiami disperati.

 

Continua così. Che così va bene.

(by poetella)

 

 e mettiamoci pure ‘sta musichetta, che mi sto beando da tutto il pomeriggio…

Chopin – Notturno Op.27 nr. 2 – Maurizio Pollini

 

 

 

Avevo trovato già luce chiara…

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10687967_10204036728750799_8116795461881217461_o(foto di poetella)

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Avevo trovato già luce chiara
al risveglio
buona, davvero buona per uno scatto alla
mia rosa
crespature di batista di cotone
mussola, flanellina delicata.

Avevo trovato già luce chiara
ed una leggerezza di pensieri
e vento a smuoverli
bucato profumato. Tutto bianco.

Come ci si percepisce, come
si riesce a stabilire il contatto
anche a 476 chilometri di distanza!

E quella tua foto di sabato mattina, insolita
insperata, eccola!
e il tuo buongiorno
che m’hanno strappato il respiro
con un breve brivido.

Come metter i piedi sulla riva, caldi di sabbia

e arriva l’onda.


(by poetella)
Rachmaninov – Elegia in Mi bemolle minore – Op.3 No. 1.

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poetella legge Massimo Botturi (e Intesomale suona!)

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cropped-uccelli-che-bevono(la foto di testata del blog di Massimo )

qui poetella la legge. In sottofondo la chitarra di Intesomale

AUGUST BLUES NUMERO UNO

 

E lascio entrare la birra americana
le scarpe con i pezzi di fango
il suo giubbotto, dal quale ha cancellato
le maniche e il colore.
E faccio entrare il figlio
e l’amico per la notte;
la sua disperazione ai capelli: mamma a casa
picchiata forse, certo, lasciata sola ancora.
Li faccio entrare e il pane è già a tavola
bicchieri, la luce delle scale per dopo
io saluto.
Mi aspetta una mattina di niente e carta straccia.
E faccio entrare il fatto che fumano da idioti
nemmeno la respirano morte, certo è meglio.
E faccio entrare i miei genitori, immaginando
la scena con i NO della testa, il dopo guerra
le sole cose oggi importanti e mai capite.
E faccio entrare l’umido e il puzzo, qui, le notti
son come i piedi tolti i calzini, altro che rose!
E faccio entrare il mio firmamento, qui c’è posto
purché non tocchi niente né Orsa o Cassiopea.
E faccio entrare il poco rispetto, le risate
le urla alle due e mezza di notte. Faccio entrare
in me le dita della pazienza
le unghie molli. Il desiderio d’essere solo
e tutti fuori!

 

 

Buon ascolto da poetella e Inteso…

;-)

sto leggendo questo libro…

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botanica_arcana_cover

Tahina spectabilis

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      Io
     una volta
    pensavo l’amore
   fosse la pianta che fiorisce
  un’unica volta, teatralmente, un
germoglio che spunta dalla cima, si apre come un albero di Natale
ogni ramo rivestito da minuscoli fiori bianchi che trasudano
  nettare. E lo sforzo di frutto
   e fiore svuota tanto
    la pianta che
     ne muo-
      re.

Da Botanica arcana- Moira Egan

(notare l’impaginazione… che non è certo la cosa migliore del libro…ma non guasta)

poetella consiglia

moira egan

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