Visto che…

…sempre ombrosa.
Sempre pronta all’ira
Sempre prossima al pianto ormai da tanto, da troppo
Sempre malinconica,  sempre con una intollerabile voglia di dormire, solo dormire e non riuscirci mai… quasi mai
da…

me ne vado.
Parto.

A tra un po’

Vostra poetella

Ma poi, uno a uno…

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gardenia

(foto di poetella)

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Ma poi, uno a uno, tutti caduti
tutti morti
tutti finiti i fiori della gardenia
prima ingialliti, perso quel biancore
quel profumo poi
fine.

Inaspettata, stupefacente fioritura
stordiva l’aria, tutta la stanza
un giardino. Chi avrebbe mai potuto immaginare
una simile festa, così, in vaso
in balcone poi in casa
per allietare i sensi. Tutti.
Velluto frusciante bianco profumato
quasi da mangiarseli
bella fastosa rigogliosa
gloriosa e vanitosa
come un divino amante appassionato.

Lunga la fioritura, certo. Più di quanto…

ma non per sempre.


(by poetella)

Questa nostalgia…

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vene

(foto rielaborata di poetella)

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Questa nostalgia
legata a treccia serrata alle vene
senza nastri senza fiocchi
senza aria senza
scorrimento di vita

maledetta, stramaledetta nostalgia senza occhi
senza mani senza bocca
tutta incatenata tutta cieca tutta
tutta imbronciata scolorita senza fiori senza
frutti mai frutti mai più frutti
niente radici
niente cacciati accecati ricordi
solo scorrimento avvelenato
fino al cuore
buco nero

vuoto di te, pieno di te


(by poetella)

 

 

 

 

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Curiamola, allora, questa arrendevolezza…

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20141122_105343

(foto di poetella)

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Curiamola, allora, questa arrendevolezza
diamole da mangiare
poco poco quanto basta per farla
viva farla forte e svelta farla
maestra giudiziosa e attenta non
troppo esigente non
troppo poco
curiamola controlliamola minuto per minuto
non lasciamola sola che scappi non le stiamo
troppo addosso che voglia scappare

calcoliamo attentamente le vie di fuga mettiamo
argini mettiamo sacchi di sabbia
teniamocela attaccata come bambina piccola
che appena cammina e guarda con tant’occhi
e ci si tiene accanto per non cadere
per non cadere ancora ce la teniamo noi
bambina forte bambina che saprà crescere

per non cadere ancora noi nel no, no, non ci sto
nel no, così no!
ce la teniamo accanto e le diamo pane
e latte sulla tovaglia pulita
con le mani aperte
spazzate via

tutte le briciole del dolore. Quasi.


(by poetella)
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Lasciamoci convincere…

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tutto fermo

(foto di poetella)

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Lasciamoci convincere dal cielo
che succede?distendiamoci
slarghiamo le pieghe di questo cuore
spianiamo

guardiamolo questo cielo
lasciamo, lasciamolo a placarci
a togliere spine e sassi
a schiarirci
le strade in petto
lasciamo che gli occhi s’impregnino
d’azzurro
si dissetino, gli occhi
trovi pace, trovi ristoro, ristoriamolo
quest’affanno che ci chiude
la gola ci scuote la terra ci taglia le ali
e taglia fame e sonno
e mette catene ai sogni.

Sleghiamoci. Guardiamo in su. C’è festa.


(by poetella)

 

 

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Tutta quella larghezza di cielo…

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luci di festa

(foto di poetella)

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Tutta quella larghezza di cielo allegria
di prati fiori e fiori
minuscoli animalini volanti profumi
vento e nuvole, ah, nuvole! che avevo negli occhi
tutte quelle luminarie quei
lampioncini rossi e oro e i festoni e le
certezze a frotte come stormi
tutto quel bruciare vaporare al vento
tutto quel mondo infiocchettato
imbellettato – quanto sei bella amore mio!-
per la festa che avevo negli occhi solo se…

ora, via!
Sparito tutto.
Buttata in un angolo
non c’è più niente. Non c’è più un poi.

Non c’è più un se. Mai più.


(by poetella)
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Io cerco segni…

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10384859_10204492210857567_4817509443210825654_n(foto di poetella)

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Io cerco segni. Aspetto la meraviglia
la chiamo.
Oggi l’ho fotografato
alto e libero, in cielo.

La speranza non ce la fa a morire.
Non succede. Non si mette buona
sdraiata, con le mani a croce
a morire
non mi lascia in pace.
Non mi lascia non rimango
a occhi chiusi senza
più guardare in su
e dietro, i ricordi. Dietro dietro
i ricordi non ce li lascio.

Non riesco a proteggermi. Dallo sperare
non riesco a proteggermi
non riesco a dimenticare
a rimuovere a lanciare un ponte
oltre
a immaginare un dopo un come
un dove divenire. Possibilmente.
Il mio cuore
è accecato.
Il mio cuore è troppo piccolo, forse
come un piccolo non ce la fa
il mio cuore è troppo pesante penante
mica è leggero libero nato per l’aria

come quello del bianco gabbiano senza ombra.


(by poetella)

 

P.s.

quello non è un gabbiano. E’ il  gabbiano che tutti i giorni, appena esco di casa, mi viene a salutare… ed io lo so chi è…

 

 

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Scuola. Un’ora di buco. La classe in gita…

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aula vuota(foto di poetella)

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Scuola. Un’ora di buco. La classe in gita.
E fuori piove. Tanto loro se ne fregano se piove. Si divertiranno comunque. Niente obblighi.
Che già basta. Basterà. Sono giovani. Che altro desiderare? E tu sta’ contenta, mi dico.
Puoi riposare in quest’ora.
Puoi starti a leccare il dolore come fosse una caramella al rabarbaro. Chissà se le fanno più.
Quando te ne dava una, mamma, da piccola, non sapevi mai se prenderla o no.
Poi la prendevi. Era così dolce e amara. Legava la lingua.
Come questo dolore. Che lega anche la gola.

E non riesci neanche a piangere.


(by poetella)

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Mentre a passo veloce…

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(foto di poetella)

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Mentre a passo veloce, va sempre a passo veloce, anche quando sta semplicemente rispettando la puntualità dal dentista, mentre camminava a passo veloce e l’ansa del fiume conteneva un nastro di velluto gonfio e opaco sotto un cielo incolore carico di pioggia
lacrimoso e malinconico, scosso da singhiozzi di vento
mentre camminava a passo veloce, improvvisamente dieci, quindici, venti? minuscoli uccelli, vicinissimi, le avevano tagliato la strada diretti frettolosamente chissà dove, chissà perché.
Un coro d’ali, un terremoto d’aria, un grido di gioia. Una canzone d’amore.

In altri tempi, a dirla tutta non troppo lontani, lo spettacolo l’avrebbe esaltata.
Avrebbe sicuramente sorriso. L’avrebbe seguiti con gli occhi. Gaia.
Oggi no. E chissà per quanto ancora, no.
Lei che camminava veloce, grigia e cupa

come una nube temporalesca prossima allo scroscio.


(by poetella)
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Tutte le sere…

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SAM_0935

(foto di poetella)

E qui si clicca per ascoltare…

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Tutte le sere, finito il brigare vano del giorno (vano? L’unica salvezza è nel fare, diceva qualcuno*) tutte le sere se ne va alla finestra del soggiorno, la apre, la donna stanca, con la sua sigaretta appena accesa ed una giacca per tener fuori il freddo di fuori. Che si può tener fuori. Almeno quello.

Le piccole luci in lontananza sui colli, tremolio che vede bene, ora, dopo quel benedetto intervento al cristallino, le piccole luci sono tanti fuochetti che le riscaldano anche il freddo dentro.
Per un po’.

La durata di una sigaretta.


(by poetella)
*Tony Musante in “Metti una sera a cena” di Patroni Griffi. 1969

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Leggo. Ogni tanto guardo …

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leggo...(foto di poetella)

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Leggo. Ogni tanto guardo il cielo, pagina larga. Stendo il cuore. Vastità che accoglie.
Inseguo il galoppo di quel fiotto di nubi. Poi quelle più lente. Poi un volo. Che sparisce nel vano della finestra. Dove andrà mai? Dove se ne andranno mai tutti questi esserini liberi?
La sonata per oboe e piano di Poulenc nell’aria, il tic toc della pendola, fuori tempo.
Un po’prima, un po’ dopo.

Io nell’adesso. Tu in mente.
Tutte le bellezza, tutte le seduzioni addormentate sotto la coperta azzurra del tempo. Tutte le bellezze da parlare piano o tacere. Ché ora non è tempo. Zitta.
Leggi. Aspetta. Scrivi.

Un po’ vai avanti. Un po’ no.


(by poetella)

 

 

 

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Questa me, questa me piccolina con dentro te…

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questa me...(foto di poetella)

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Questa me, questa me piccolina
con dentro te
questa me placata rasserenata
questa me affamata di Bellezza…

e una pietà mi prende adesso a guardare
il cielo incamiciato di buio
silenzio di stelle
viaggio lento – giravolte del mondo appeso
al niente nello sconfinato lucore
d’universo
frusciante di pace.

Tacciono allora tutti i dolori e i pianti
fasciati di notte
la mano scioglie la presa
- Amore dolce, quanto sei bella! – hai detto l’ultima volta.
Ed io ancora lo sento. Lo sento ancora.
Infinitamente lo sento

nel silenzio eterno della mia notte.


(by poetella)

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