Foto di poetella

(foto di poetella)

– Dai, raccontami della casa, adesso…

Adesso

Che tutto è fermo, la barca arenata in secca,

adesso che forse, non lo so, la finestra è chiusa, non sento il fuori, non c’è una foglia che si veda che si possa dire Sta tremando al vento, solo uno scaffale metallico, bianco, in balcone e un piccolo tavolo, pure bianco, con sopra un porta vaso senza un vaso, e le veneziane abbassate, gelose della luce  rossa del tramonto

adesso che forse non c’è più vento e prima sì che c’era nella stanza, prima sì che turbinava, scuoteva, soffiava sui capelli, sulla pelle

[era la mia pelle? Era la tua? Era la pelle di un Dio e di una mortale,

 o la pelle di un mortale e di una dea.

 O una volta l’uno, una volta l’altro]

 

 soffiava sugli occhi che li dovevo chiudere, chiudere, che non era possibile stare a guardarti,

– Non ce la faccio a guardarti! È troppo.

Con quel vento che spostava le nubi e le lenzuola e il mondo senza più centro, senza più orbita che volava impazzito in un universo gemello di luce azzurra, così azzurra, così azzurra. E non si può guardare troppo a lungo un azzurro così, così luminoso nei tuoi occhi. Non posso. Devo chiuderli e sentire solo il vento

 

– Dai, raccontami della casa, adesso…

E prima il vento usciva da quel prato, nella foto dove si muovevano gli alberi, per la luce, come in un video al rallentatore.

Si muovevano e frusciavano e volavano le foglie, mille e mille e mille.

Prima c’era vento e il rumore del mare, sì, il mare vaporato da quell’altra foto tutta azzurra, con la cornice azzurra come i tuoi occhi, che forse non è la foto di un mare, forse è un lago o un oceano o magari un cielo

[i tuoi occhi sono acqua o aria, onde o nuvole?]

 

– Dai, raccontami della casa, adesso…

Dimmi dei lavori, degli alberi che pianterai, dimmi del noce sulla collinetta dei ricordi. Dimmi del noce dove andrai a ritrovare il tepore di tuo padre e la sua voce nell’erba e tu, piccolo e felice.

Dimmi, parlami ché adesso non c’è più vento e tutto il mondo è ammutolito, anche i passeri, anche i gabbiani in cielo, anche le stecche verdi della veneziana immobili in ascolto, anche i due alberi gemelli della foto a destra del letto, una volta a destra, una volta a sinistra, prima, e ora tutto è ammutolito, sono sicura che neanche gli angeli, se esistono gli angeli, neanche loro dicono una parola, adesso.

Zitti zitti, buoni buoni, ad aspettare che mi racconti

 

– Dai, raccontami della casa, adesso…

Di quella casa che sta venendo su, pietra su pietra, legno su legno, tra fili scoperti, ancora e calce e tubi e tubi che aspettano il flusso dell’acqua e delle parole, la casa che viene su giorno dopo giorno, ora dopo ora ed è il tuo spazio. Quello che dici tu. Come lo vuoi tu. È il tuo futuro che prende forma, progettato da te. Realizzato da te.

– Dai, raccontami della casa, adesso…

Quella casa che amo come amo te, quella casa che io non vedrò. Credo.

Credo mai.

..

(by poetella)

 

 

Debussy- Reverie