(foto di poetella)
 
 
– Che poi, la cosa più amara
sai qual è? Te lo dico io qual è.
 
Quella che ti rimane in bocca un saporaccio, che niente, neanche una caramella all’anice, di quelle che mi dava papà, che mi piacevano tanto, niente, neanche un cucchiaio di panna con immersa una goccia di cioccolato e magari pure una fragola, niente te lo leva di bocca, neanche se ti lavi i denti con un buon dentifricio comprato in qualche bell’eremo che lo fanno i frati e ha un sapore di erbe antiche, di erbe sul balcone di tua nonna da piccola, niente te lo leva quel saporaccio amaro. Sai qual è?
 
È non aver mai amato. Questo.
 
                                                   È aver vissuto senza quello spaesamento, quello sconfinamento, quell’indicibile, straordinaria forza propulsiva, quella dolcezza sulla punta del cuore e delle dita e delle labbra, quella dolcezza che ti filtra tutte le amarezze, che ce ne sono di amarezze nella vita, ma quella è la più, la più…
– parli di me?
– parlo con te. È non aver mai tremato di quell’ansia, non aver dovuto tollerare l’interminabile lunghezza dei secondi, senza,  e il precipizio delle ore, con.
Non aver sentito il pulsare del cuore che te lo senti battere nelle orecchie che quasi pensi che lo sentano gli altri per quanto batte forte, indisciplinato e pazzo.
Non sapere i trasalimenti e le paure e le speranze. Non sapere i sogni.
 
– la cosa più amara, la cosa più amara
è questa. Te lo dico io che è questa.
– ma stai parlando di me, tu?
– sto parlando con te. Non c’è niente di più amaro di una vuota, liscia liscia, tranquilla vita, senza vertigini, senza squarci, senza strazi d’assenza, senza esplosioni di festa, senza amore. Amante amore d’amare l’amore.
 
E quella felicità che ti prende per la felicità dell’altro, poi. Mica solo se è felice per te. No, mica solo per quello. Anche solo se è contento del pavimento nuovo della sua casa, che ha scelto il cotto con cura, il disegno da fare, la posa in opera e vede che è venuto come ce l’aveva nei sogni ed è felice.  E tu sei felice di vederlo, di saperlo felice. Anche solo se non lo vedi. Sei felice lo stesso.
– insomma, parli di me o no?
– sto parlando con te.
– la cosa più amara, la cosa più amara
e non c’è cosa più amara, è starsene chiusi dentro di sé, ché non c’è posto per l’altro, non esiste l’altro, nessun altro, e in fondo non si sa nemmeno che vuol dire essere felici, perché la felicità è condivisione, è partecipazione, è scambio. È fusione. E non c’è gioia, non c’è allegria, è tutta roba finta, tutta costruzione paranoica, se si dice il contrario. È terribilmente, tragicamente amaro.
 
Te lo dico io. Che io le so queste cose. Io la so la felicità di una mattina fresca, a luglio, che già è una cosa rara e ti stupisce, il fresco a luglio, dico, ma se c’è amore che inzuppa il tuo cuore tutto è di più. Tutto è festa, tutta la Bellezza si vede, anche un passero è bello, che si mangia le briciole in balcone, e anche il brutto, beh, anche il brutto, che c’è il brutto, mica dico di no, ma c’è quella forza che tutto si accetta. Tutto ci scivola addosso e non ce ne frega niente. Ché tanto noi amiamo e il dolce non ci sta solo sulla punta della lingua. Ci sta sulla pelle. Ci sta nella pancia. Ci sta negli occhi come una lente d’oro, e tutto il mondo è d’oro. Tutto il mondo si ricolora e brilla. Dolce e trepido.
 – la cosa più amara, la cosa più amara
amore mio è non sapere cos’è l’amore.
– beh, lo so che non parli di me. lo so, adesso.
Perché io, e lo sai, lo so che lo sai, io ti amo.
(by poetella)