(foto dal web)

 

 
 
 
 
 
Sveglia o no?
Tintinnio di vetri. Strano. Campanelli, forse? Fate? Angeli?
O il diavolo?
Ieri sei stata un po’ cattiva, ha detto nonna.
Nonna al buio che le toglie il lenzuolo di dosso. Sente fresco. Il sudore sotto il collo s’asciuga.
Tintinnio di vetri.
Nonna che le mette i calzini, lei ancora sdraiata. È sveglia o no?
Nonna in camicia da notte. La treccia grigia che spiove nel vuoto tra il petto e le mani. Le mani che le mettono i calzini. Buio. Un piede, l’altro.
Veloce. Silenziosa.
Tintinnio di vetri, ancora. Bello…
 
Il letto è una barca. Forse è nonna che lo muove. Lei non lo sa. Sta zitta e buona. Aspetta.
È buio. Perché non accendono la luce?
Filtra da fuori, azzurrina, come nel libro delle fiabe che leggeva ieri. Che poi le è caduto e s’è rotta una pagina, che era di mamma, quando era piccola. Il libro.
E aveva un buon odore. Come quello della cantina di nonno.
Mica l’aveva fatto apposta a farlo cadere. Era grande, il libro.
Lei non era cattiva. E adesso aveva sonno.
Nonno è vestito. Alto, alto. Magro, magro.
Nonna le ha messo un giacchetto, sulla camicia da notte. Quello rosso.
Tintinnio di vetri, ancora.
Deve avere paura? No, lei non ha paura. Mai. È una brava bambina, e questo le piace. Questo che succede adesso. E anche che è una brava bambina.
 
Adesso è come stare in barca. Col mare mosso. Ché lei c’è già stata in barca, anche se è piccola.
Nonno l’ha presa in braccio. Anche questo le piace.
E tutto è fermo e in basso.
Lontano. Come l’orizzonte dal porto. E nonno ha un buon odore. Di muschio. Di sapone. Di giochi e favole.
Escono e il tintinnio si ferma. Nonna non chiude la porta a chiave. Non la chiude mai a chiave quella porta. La chiave serve solo per aprire. È grossa e nera. È diversa da quella di Roma. A Roma si chiude sempre a chiave. Mamma chiude. Lei è piccola. Da grande chiuderà lei. Sicuro, pensa. Ora non pensa, però. Aspetta. Aspetta e sente. Zitta e buona.
 
Scendono. Le scale sono buie e lontane, in basso.
E fuori, la piazzetta è piena di gente e voci. E ci sono le stelle. Tante. Mai viste tante. E lei sta bene, in braccio a nonno. Poi la prende nonna, che nonno apre la macchina.
– dove andiamo?
– …
– dove?
– Ssssssss! Dormi…Buona…
 
Entrano in macchina. Ma nonno non mette in moto, tra le altre macchine. Tutte ferme, nella piccola piazza che raccoglie via De Filis. Lei lo sa l’indirizzo. Anche se è piccola. Le piace De Filis…sembra una ragnatela…un teatrino di marionette. Sembra una cascata di fuochi d’artificio. Sa di gioco. Sempre gioca a casa dei nonni.
Sarà un nuovo gioco, questo delle macchine ferme. Bello! Anche se gli occhi pizzicano, e se li stropiccia.
Forse li chiude un po’, raggomitolata sul sedile di dietro, con una copertina addosso. Forse li chiude o forse no.. così vede l’alba, che è tanto che la vuole vedere, pensa, mentre dolce dolce, come la pioggia sul bosco di mattina presto, le cala giù il sonno…
Ssssssssssss! Dormi, piccola…
Dorme. L’alba la vedrà un’altra volta. Forse la sogna. Forse.
(by poetella
 
 
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