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foto di poetella

 

– Allora? Come va? dici.

E sorridi.

Mi ficco in macchina, scappando da un vento… da un’acqua…

Rimetti in moto. Riparti. Calmo, sempre calmo, tu.

E io, sorrisetto stampato e  capelli tutti sconvolti. Peggio di me. i capelli.

Me li sistemo con le mani. Mi butti uno sguardo.

Faccio la finta calma. E sto morendo.

Tieni, dici, e mi dai un biscottino.-  Li fanno da me. È buono! Mangia!

Cinque mesi!

Ma sono volati, cacchio. Chi se n’è accorto che sono passati cinque mesi?

Da quella prima volta? Che poi come t’è venuto di cercarmi. Anni e anni…

E poi?

Mica mi sei venuto in testa, quasi mai. Quasi. In tutto questo tempo…

 

Ci vediamo i primi della prossima settimana…dicevi e sparivi per due anni. Per tre.

Per quattro.

Facevi così, tu. Fai ancora così, pare. Quindici ne sono passati. E non ce l’hai in faccia. E io?

Che traffico. Che acqua. Bello stare in macchina.

 

Eravamo ragazzi. Che gli frega del tempo ai ragazzi? Ce n’hanno… ma ora?

 

– Stai bene, dici.- Ti trovo bene.

Sto bene sì. Anche troppo. Ma perché così tirata?

Che ci conosciamo da quarant’anni? Mi trema un po’ la bocca.

Me la sento che vibra. La bocca. Speriamo non si veda.

Tanto mi sgami. M’hai sempre sgamato. Quasi sempre.

 

Parliamo… c’è un traffico pazzesco.

– Dove andiamo? dico,  è presto per la pizza.

Piove.

Sempre più forte.

Fisso il tergicristallo per non guardarti.

È assurdo. Ti  vedo e hai ancora sedici anni.

Chissà se anche tu…

 

Che m’ero proprio innamorata di brutto a sedici anni. Tu no. Ma andava bene lo stesso. Va tutto bene a quell’età. Quando ci ripensi.

C’ero stata così male quando ci eravamo lasciati…un anno a piangere.

Madonna! Poi ero guarita. E poi eri ricomparso…

E m’era ricominciato tutto. Ogni volta. Ogni volta così.

 

Ma che penso a tutte queste cose! Sono sdoppiata.

Parlo e penso altro. Vedo un film. Sto bene, però.

Che storia!

Ci vediamo un giorno della prossima settimana, dicevi.

E sparivi per un paio d’anni.

E io…riguarivo.

E poi ci ricascavo. Mi bastava vederti.

Che mi eri pure apparso, una notte e m’ero spaventata da matti. Che mica dormivo…

Dice che queste cose succedono a persone particolarmente predisposte.

Ma io m’ero spaventata uguale.

 

E si faceva l’amore come bestioline. Come mi piaceva fare l’amore con te.

Adesso non te lo dico, però. Tanto lo sai.

E poi mi pentivo. Profondamente. E mi andavo a confessare.

 – Devi allontanare da te quest’uomo, ragazza. Beato te, pensavo, mentre il prete parlava… beato te!

Tanto s’allontana lui.

 Mi chiedevo sempre se contavo, per te. Ma che importava, in fondo?

Tornavi.

 

E poi…persi. Tanto, tanto tempo…anni, anni, anni…una vita.

Che cacchio t’è venuto in mente di cercarmi ancora?

 

– Andiamo a casa mia?

Dici. E mi  sento morire.

– Ma perché, ce l’hai ancora una casa, qui? Non l’hai venduta?

– Ce l’ho, dici, ci andiamo?

– Ok.

 

La macchina , adesso, s’intrufola nella pioggia. Sembra un’astronave. Piena di ossigeno rarefatto. Sto bene. Parliamo come se non ci fossimo mai salutati.

Ce ne sarà di cose da dirci. Dopo…

 

Strano. Ti sento più vicino di allora…

 

Chissà stavolta come butta…

 

(by poetella)

 

An Affair To Remember-Emile Pandolfi

 

 

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