(foto dal web)

 

 

Quella maledetta sensazione d’inadeguatezza.

Quel non avere mai quello che riteneva le servisse.

Una gonna più corta, gli stivaletti bianchi, le Matite Staedtler, i colori Maimeri, a tempera.

Che lei, tutto alla Upim, a che serve spendere tanto, diceva papà.

Bastavano i colori, bastava che colorassero.

Non bastava. Lei sperava fosse colpa dei colori se il suoi disegni, le sue tavole, non venissero mai come avrebbe voluto. Sicuramente era colpa dei colori, delle matite, dei pennelli scadenti. Aveva deciso di fare economie. Niente merenda e, ogni mattina, una capatina nella cartoleria vicina al liceo, a via Ripetta. Oggi una matita, domani un tubetto di colore. Dopo domani un pennello.

E niente merenda. Si poteva anche non mangiare. No?

E cercare disperatamente di entrare in quel circolo di figli d’arte, che non la consideravano.

Per niente.

Lui, il nipote di Cascella. Bello come il sole. Bravo? Chi lo sa. I professori dicevano di sì. Tommaso, saluta papà. Come sta papà?

Tutti un sorriso, i professori.  Tutti una coccola. Per i figli d’arte. Ma lei. Chi era lei?

 

Solo quella volta era stata qualcuno. Quando il professor Cossu, alto e imponente come un bronzo greco, dalla cattedra, con i temi della classe, aveva cominciato a dire i voti.

Natili, 1+ .Nobili, 2, Andò, 3. Berti, 3 e mezzo.., nel silenzio costernato di tutti.

Mangione, 4. Cascella 4 e mezzo. Iscariotti, 5 meno. Tutti sconfortati. Terrorizzati da quell’omone di cui si diceva fosse un Cerbero. Un nome dopo l’altro. Una strage.

 

Poi, la voce tonante che, dopo una pausa, rimbomba nella classe con una domanda per lei agghiacciante. Chi è?, e qui il suo cognome.

Lei si alza, rossa come la copertina del suo quaderno e, Io, dice.

E, mentre parla, il professore sorride. Brava, dice. 7. il mio primo 7, da anni. Brava.

 

Ecco. Adesso lei era qualcuno. Sì.  Anche se all’Artistico, Italiano, beh, che conta Italiano!

Non conta no.

 …

(by poetella)

 

e niente musica, oggi. Ché non ho tempo…