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 foto di poetella

 

 

La radio ne parlava. La tele ne parlava. I giornali. I compagni. Stava succedendo qualcosa.

In Francia.

E anche lì. A scuola, assemblee a raffica. Riunioni di collettivo. Le prime.

S’era alla fine di Maggio del ’68.

 

Ma lei non capiva. Non capiva, non sapeva tutto.

Non sapeva quasi niente, anzi.

 

Mai interessata alla politica. A sedici anni, altro in testa. A casa, poi, niente. Non se ne parlava. Niente politica. In casa, anzi, non si parlava proprio.

Zitta e mangia. Mettete a posto la cameretta. Fatti tutti i compiti? Quel maglione è troppo stretto.

Mangia la verdura. Tutta. Preparatevi che andiamo da nonna.

 

In casa non si parlava proprio. Solo ordini. O domande. O richieste.

E lei non sapeva. Lei stava sempre in casa o a scuola. E basta.

Non sapeva, ma sentiva un formicolio, un rimbombo da  terremoto in avvicinamento.

Il lampo, il tuono prima della tempesta. Desiderata.

Il deserto aveva sete.

 

Andava alle assemblee, in aula magna, per sentirli parlare, i compagni.

Per fare vedere che anche lei.

Con dentro una tensione, una voglia di rivolta. Tutta condensata, convogliata in quell’ascolto.

Uno sperare che finalmente. Un’allegria da giorno prima.

In quelle proteste, in quello scalmanato, accalorato gridare dalla pedana dell’aula magna, coi maglioni norvegesi e il fazzoletto rosso al collo e tutti a sentire, tutti d’accordo, tutti compagni, c’era anche la sua furia, il suo scalpitare con le catene ai polsi e alle caviglie.

 

C’era il bisogno di convincersi che forse.

C’era la sua profonda, radicata, sventolata in petto come un vessillo, la sua fiammeggiante, impulsiva, giovane ribellione al tiranno: suo padre.

 

(by poetella)

 

 

 

Bob Dylan – Blowin’ In The Wind

 

 

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