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(foto di poetella)

 

Ogni tanto ci pensava.

Le tornava in mente. Tante volte, veramente. Parecchie, sì. Parecchie volte aveva ripensato a quella suorina. Piccola piccola, giovane. Magra come una ragazzina. Bianchissima.

In cinquant’anni, quasi, ti torna in mente una suora così importante, no?

Pure se è una suora.

Quella suora che s’era messa quasi a piangere, a supplicare, quando le aveva detto Ho scelto, sa? Vado all’Artistico. E lei a dire no! No, ti prego, no! Non buttarti via! Disegna quanto vuoi, ma no! Il Classico. Ti prego. Dammi ascolto, testona.  Cambia idea. Ti prego.

 

A supplicarla e lei niente.

A cercare di convincerla che questo e quest’altro e quest’altro ancora e lei niente.

 

Come diceva Pavese?

La vera saggezza è saper seguire i buoni consigli. Anche se vengono dai tuoi genitori.

O dalle suore, aggiungeva lei, adesso.

Ma lei non era stata saggia. Non allora, per lo meno.

Ci ripensava e pensava pure che sarebbe dovuta andare a trovarla, quella suora.

Ogni tanto.

Ma chissà se…chissà dove. Se ancora lì, in quella scuola. Chissà se viva o.

E non c’era andata mai.

Paura che le dicessero…

O che lontana, mandata altrove. Come tante suore, per non farle affezionare troppo. No?

 

Ma quella mattina, con sua sorella a Roma, quella mattina avevano deciso. Ci andiamo. e sia quel che sia.

Arrivate nell’Istituto, la sarabanda dei ricordi. Il giardino. Le finestre alte alte. Le querce. I sassetti che, quante volte nelle ginocchia. E le lacrime. Le risate.

Tutto quasi uguale. Solo qualche ammodernamento fisiologico.

Un uomo in portineria! Un uomo!

Un ragazzo che, alla domanda Ma Suor Florentina è viva, ancora? aveva risposto Certo che è viva! E insegna ancora. Qui. E tra venti minuti riceve.

 

E il reale si scolorisce. Si  accende tutto un mondo lontano. Voci. Giochi. Fatiche. Trionfi. Delusioni. Emozioni.

Lei si sentiva tremare all’idea di rivedere la sua insegnante di Lettere. L’artefice, sicuro, l’artefice della sua passione per lo scrivere.

La curatrice. Quella che coi minuscoli, beh, certe volte un po’ più decisi tocchettini l’aveva guidata. Incoraggiata. Stimolata. Fatta crescere dentro.

E ora.

La voce, in corridoio. S’informava se ci fossero visite. Sì, due signore, aveva detto il ragazzo.

E lei Chi? Mamme di alunni? E lui, misterioso, No, una sorpresa.

La voce! La stessa voce. Quella bella voce che declamava versi quasi cinquant’anni prima.

La bella voce che spiegava, accendeva, guidava. La stessa. Quella che diceva Ma Lucia! Con tant’occhi, che come facevi a non sorridere.

E i passi. Di uccellino.

Eccola, nella stanza del ricevimento. Una sagometta nera oscillante. La memoria materializzata. Senza sottrarre. Senza aggiungere. Appena qualche minuscolo segno attorno agli occhi. Il tempo è misericordioso con le suore, pare.

Le guarda.

Incuriosita. A lungo. In silenzio. Loro sorridono.

Poi, lei, Le gemelle! le mani sul viso. Un sorriso festoso, stupito. La testa a fare NO!

E guardando lei, ma davvero non era cambiata tanto in tutti questi anni? E guardando lei, Tu eri quella brava, eh?

E lei

Ma si dice? Non si dice, via…

E poi…

Mille e mille parole. E ritrovarsi. Bello.

 

Deciso. Le avrebbe portato i suoi due libri pubblicati. Ecco.

(by poetella)

 

 

J.S.Bach-Prelude-Prelude and Fugue in C

 

 

 

 

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