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(foto di poetella)

 

Ma, e gli armadi?

Gli stava sul petto e ogni tanto lo guardava, così, per ricordarsi di quanto era bello.

Che lui stava raccontando della casa, dei mobili della nonna che aveva restaurato. I tarli, sapessi!

E come hai fatto, aveva chiesto lei, lo sai che c’è un prodotto buono?

Ma lui sapeva. Lui sapeva sempre come, che fare. Quelle mani erano sapienti.

Illuminate.

Dal niente aveva tirato su un sogno. Quasi finito, adesso.

Che viverci dentro era come traslocare in un’altra dimensione, diceva. In un altro tempo.

Un altro respiro.

Anche i suoni, diversi. L’aria tratteneva e rilasciava tutto più lentamente, nella casa. Con quel legno, quel cotto, quei ferri, sapessi! E il paesaggio parlante. E gli alberi. E ora anche l’orto.

Che lui diceva Mica è una villa col giardino. Che ci fai con la villa col giardino. È come spostare la vita di città in campagna.  Condizionatore, televisore, aspirapolvere. Cumuli e cumuli di cose inutili. No. Lui voleva cambiare. Tornare al vero. Al fondo. All’antico di sempre.

Alle cose che contano. Alla semplicità.

Alla terra.

E ci stava riuscendo.

 

Ma gli armadi? aveva ancora chiesto lei.

Ce n’è uno piccolo, della camera di nonna. Basterà.

Ché lui voleva cambiare. Basta vestiti e vestiti, che stanno lì e non li metti mai. Basta comprare, accumulare, stratificare oggetti. Solo quello che serve. L’essenziale.  E la pulizia.

E lei aveva ripensato a nonna. Sua nonna. Due vestitini leggeri per l’estate, uno lava uno metti. La vestaglietta per casa. Un vestito buono per l’inverno, per andare alla funzione, uno per casa, la mantellina fatta ai ferri, quando il gelo s’intrufolava in quella grande casa, senza termosifoni. 

Un  soprabito. Se lo ricordava quel soprabito. Blu. Solo quello. Col colletto di volpe. E nonna era morta che lei aveva dieci anni. Mai visto un altro soprabito. Ed era sempre nuovo. Poi, unico vezzo, i cappelli. Quelli sì. Due. Uno per l’estate. Uno per l’inverno. Una signora non esce mai senza cappello.

 

Curare, conservare, riparare. Nonna era brava a riparare. A ricamare. A cucire.

E quella casa era larga, spoglia. Solo un quadro. Pochissimi mobili. Lei ci faceva le corse. E si nascondeva nel vano della credenza. Col gatto.

 

Lui continuava i suoi discorsi lenti. Dolci. Seri. Saggi. Ogni tanto la carezzava.

Gli ulivi, e i noccioli. E l’orto. E le piante aromatiche. E i gatti che s’erano accasati, dalle campagne vicine.

Una casa e la terra. La sua casa e la sua terra.

Cosa serve ad un uomo, di più?

 

Certo,  l’amore. Ma quello…

(by poetella)