ascolta poetella

Ringraziare ora e da qui desidero

da questo corpo in cui mi trovo adesso
per il tempo che mi è concesso
lo scorrere divino e il perdere tempo per ritrovare nello spazio
ciò che credevo altro.
Ringraziare desidero ancora
quell’ora che si nasce e si nasconde
in tutte le più piccole e feconde dinastie del niente
nei labirinti delle storie nelle creature create da parole comunque  fatte
di terra e di cielo di carbone e di diamante  tra le fessure  della mente
le creature cresciute nella roccia di un dove
tra sconosciute arene di galassie che non hanno sponde.

Ringraziare e ringraziare ogni giorno vorrei
con le braccia aperte questo immenso che non colgo
se non per semi e bulbi per piccolissimi occhi
che  mi sono gemelli   tutti i cristalli
le algebre e le geometriche divisioni che moltiplicano
le incommensurabili misure delle onde
l’amore che scompagina ogni compagnia terrestre il dio che si fa
pecora insetto e bocca un travaso di suoni e un gorgogliare d’acqua
la mistica intemperanza del rosso delle fragole e del sangue
il canone ambizioso della neve   lo spendore del suo abbaglio il trifoglio
il fuoco e il senso della cenere quando in un soffio
mi mostra il vento e  lo stupore grande dentro le minuscole o  che  pronuncio
Ringrazio e mi abbasso l’io in ginocchio al più infimo scalino nella sapienza del basalto
dentro il ventre di un oscuro futuro già nel mio osso
ringrazio ringrazio per ogni palazzo di ghiaccio per la corsa delle lepri
e la savana e il gattopardo
e ancora ringrazio per tutto il silenzio che mi beve l’orecchio e in cui disseto
la mia ansia più temibile e fruttuosa
ringrazio per il legno del mio polso per il picchio e la picchiata  che lo scrive
ringrazio la musica del fiato ogni respiro che mi ha ingigantito
nella identica misura di questo corpo invecchiato
ringrazio per il grano e la farina di una mano
ringrazio per le  foglie della menta e un filo d’erba nel prato per gli spilli dell’intelletto
per le formiche i pipistrelli e i melograni
per il sorriso sdentato di tutti i vecchi che ritornano bambini
ringrazio per i cucchiaini per il miele e per le api che lo hanno preparato
ringrazio gli aquiloni che altrove mi hanno trasportato e i manichini e anche per i matti
tutte le follie che mi hanno salvato
e anche ringrazio per i manici di scopa e le mollette del bucato
per il minuscolo foro dell’occhio in cui s’insedia l’universo senza perdere un pezzo dell’intero.

Ringrazio per l’amore e il dispiacere di averlo perduto
per averlo cercato e di nuovo perso in un cammino erto
che ho dovuto compiere come un cieco nel nero e nel mai vero
nel pozzo senza fondo della claustrofobia del mondo
ringrazio per il morso del mio cane per il gracidare delle rane
per i grilli del campo e quelli che mi suonano la testa
ringrazio per tutte le volte che ho condiviso la festa
per i violini e le viole per il latte delle mamme
per tutti gli alberi dell’orto e  i frutti e i nidi

 

Ringrazio per le epopee delle messi e le bacheche multiformi delle nuvole
per il miglio e le migliaia di impronte ritrovate sul mio cammino
per il bruco e il bricco del vino per un catino di suoni quando la pioggia vi suona le sue arpe
ringrazio per tutto ciò che non ha ancora un nome
dentro la mia biblioteca di inesauribili precipizi per tutti gli esercizi
e gli errori che ancora commetto per ogni dettato
e per l’inchiostro per la penna e la tela che lo ha accolto
per la fionda dell’alba che dritta lancia ogni giorno fino al tramonto
e poi ripesca il sasso nel grande baratro notturno
ringrazio il piede che ad ogni passo mi sostiene
e la mano che con altre mani trova l’incontro.  Ringrazio.
Ringrazio il pianto di una quercia lucente e il segreto di un sasso
tale e quale sono e siamo  esposti alle onde di un oceano infinito
questo perdere ogni attimo e  sentirsi  presente nel corpo di un sogno.

 

 

Da FERNIROSSO webBLOCK

 

 

(poetella ringrazia per l’infinita emozione…)

 

 

 

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