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(foto di poetella)

(lo so che non c’entra un gran che, ma mi piaceva…)

 

 

Curioso come, guardando su, stamattina,

ché io guardo sempre per aria, è un vizio, un vezzo, un’esigenza, un rischio, certo, un rischio pure, ché qualche volta, infatti,  inciampo a guardare in cielo, prendo storte, non vedo ostacoli, sbando, ma ciccia,

insomma, dicevo,

curioso davvero come guardando come c’erano delle virgole, delle virgole e virgolette strane, come un puntualizzare giudizi, un sottolineare, un evidenziare prese di posizione,

peccato non avessi per scattare, con me, peccato essere sempre presi alla sprovvista quando si vogliono fermare momenti, beh, dicevo

curioso come, guardando su, stamattina,

quelle virgole e virgolette, così, e poi così e virgola e così e ancora virgola, e una virgola lì e una là, spazio d’azzurro e virgola, e ancora azzurro e virgola

e niente punto. Ecco. Niente punto.

Potenzialità infinite. Uno sconfinato discorso azzurro di virgola in virgola.

 

Non lo so. Guardavo e sentivo dissolversi quel ganglio violaceo che m’arrochiva i pensieri da un po’. Mica tanto. No, mai per tanto tempo. solo un po’.

Sono brava a farmi durare solo un po’ le nebbie, le crepe nel muro, gli strappi, lo sguardo scuro. Anche perché ho gli occhi chiari. E chiara luce, da qualche parte, che magari s’oscura un po’, ma, come fai a tenere nascosta una luce?

 

Deve essere perché cerco risposte in cielo.

No. Così non mi piace.

Deve essere perché il cielo mi da sempre risposte.

Ecco. Così.

Insomma, vedi, con le virgole il discorso non si chiude.

Continua. E lasciamolo fluire. Allora.

(by poetella)

 

Chet Baker – OverTheRainbow

 

 

 

 

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