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(foto di poetella)

 

 

Ascolta poetella

 

 

 

Il gattino bianco e rosso, sì,

me lo sono adottato, raccontava.

Veniva sempre. E miao, miao, miao. L’ho tenuto.

 

E lei lo  guardava, lo guardava senza perdersi un millimetro di quella meraviglia.

Armonia,  proporzioni, la più riuscita incarnazione di un’opera di Policleto. Ecco.

 

Il gattino bianco e rosso, sì,

l’ho pure portato dal veterinario per, sai com’è, no?

Vedessi il grigietto!

E parlava, parlava, raccontava di storie, morbidezze e gelosie. Dispettucci.

 

E il gattino bianco e rosso, piccolo piccolo,sempre dietro, diceva. Nuovo. Zampettante. E il grigietto vedessi! Si spiana sul dondolo. Mio, dice! Si spiana tutt’attorno alla ciotola.

Il bianco e rosso mi guarda. Mica mangia. Solo se gli sto vicino. Ha paura.

 

E lei, gli animali! Diceva. Anche loro, la gelosia! E scuoteva piano la testa.

Anche loro gelosi. E sì che la gelosia è un sentimento, diciamo, evoluto. Presuppone un progetto per il futuro, diceva e intanto gli passava una mano sul petto. Carezzando. Lieve lieve, come un vento. Zampette di gatto. Intanto  gli poggiava la testa sulla spalla.

Ma no! Diceva lui. Non è progetto. Non c’è progetto. È del momento che sono gelosi. Di quello che do a uno, negando, credono, all’altro. È del presente che sono gelosi. Diceva e sorrideva, il braccio attorno alle spalle di lei, l’altro dietro alla testa. E ogni tanto la guardava, annegandola di azzurro.

È tanto carino, festoso, quel gattino, sai?

E lei, guardandolo, faccetta da monella, lei, E io? Di che colore sono? Quale gatto sono io?

 

Lui l’aveva guardata, allora, sorridendo. Poi, piano piano tutti e due avevano smesso di sorridere.

Continuando a fissarsi.

Sguardi profondi. Sguardi che scendevano fino al fondo più fondo di tutto il mondo.

Azzurro nel verde.

Fusi.

Sguardo che macchia l’anima.

 

Forse, e dico forse, si stanno ancora guardando così. Lontani.

..

(by poetella)

 

 

 

 

 

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