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alba

(foto di poetella)

 

 

Ecco che, uscita di casa [come si perdonano facile al giorno le fatiche promesse]

il cielo m’ha immersa in tutto quel rosa, galleggiante, vaporoso

che nitore, che cristallo, contrasto esasperato, bordure, filamenti di luce attorno alla magia del risveglio di tutte le ore a venire

 un trasalimento, quel trasalimento di rosa,

uno stupirsi, un respirare fondo e poi fare piccole o,

e poi vedere che anche il vapore, vedere anche il vapore farsi rosa e gli alberi,

 uno a uno gli alberi, forse felici,  farsi rosa

gli alberi che assorbivano e rimandavano bagliori di rosa, piccole punte  luminose rosa

anche il cipresso, lui così decoroso, così altero, indipendente

anche lui soffuso, avvampato di timidezza, contro quella vastità quasi turchese, raso turchese

doni alla regina di Saba, gemme, sete e ori

quella vastità che mi s’è spalancata appena girato l’angolo sulla Tiburtina

che se avessi scattato una foto si sarebbe pensata ritoccata

se mai fotografassi questi miei giorni, chi mai crederebbe, chi potrebbe mai credere alla loro autenticità?

 

Ed io, io che guardavo, guardavo e sapevo che presto tutto questo sarebbe finito, attimi.

Quanto dura un attimo?

Presto sarebbe tutto finito.

Il cielo sarebbe tornato solo cielo.

Finita la festa a corte. Tra un po’, sì, ma intanto

 

Ah! Benedetta la vista e tutti gli altri sensi!

 

E anche i non sensi e anche te, benedetto anche te, mio unico amore

(by poetella)

 

 

Handel’s Minuet.

 

 

 

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