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(foto di poetella)

 

Ascolta poetella

 

 

Una gran pena guardarlo.

La stessa compassione mesta che a vedere i capelli di una vecchia.

Il  campo, al lato della strada, così spoglio. Spelacchiato.

Parzialmente allagato.

Piaghe d’acqua tra ciuffi di erbe senza nome e senza grazia.

Senza gloria.

 

Poi, improvvisamente, il cielo dentro.

Da una pozzanghera all’altra.

Un cielo! Un cielo, oggi! Un azzurro! Lo sai come amo l’azzurro.

Lo sai.

 

Vastità. Pareva una lastra di vetro. Un’immensa lastra scintillante. Quasi tagliente.

Si riuscirebbe mai, noi, a creare quest’omogeneità cromatica?

Senza un’inflessione di opaco

di grigio. Senza una malinconia, un rimpianto?

 

Mai visto, neanche a Murano, un colore così.

Sarebbe da scomporre in minuscole tessere e sparpagliare un po’ qua, un po’ là,

tessere uscite dall’ombra.

Come a Galla Placidia, fuori tutto il resto, dentro

la felicità della luce.

 

Luce di giorno benedetto.

Le tue parole, oggi.

 

Nella tua stanza, urla luminose d’un sole prigioniero.

Poi, libero.

(by poetella)

 

 

 

 

 

 

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