Immagine

(foto di poetella)

 

 

Dunque, passato il dubbio primario. Schiarito. Svanito.

Entri in una stanza buia. Pigi l’interruttore.

Ancora un attimo di buio. Poi, luce.

Va.

Ci si vede.

Tuttavia a volte non basta.

Pur vedendo, è quello che si vede che contiene in sé una certa mancanza.

Un’inadeguatezza.

Un’insufficienza.

 

Quello che si vede non basta.

Vorremmo occhi d’aquila. Di gatto. Di mago, di guru.

Occhi sovrumani.

La luce chiara dell’onnisciente divinità.

O un cannocchiale, magari. Che ingrandisse frammenti di mondo.

Di vita.

Fino a svelarne i particolari più minuti. Quasi insignificanti.

 

Un frammento del tuo pensiero. Parlavo di quello, se non si fosse capito.

Il tuo pensiero così lontano da me. Sconosciuto.

Eppure così urgente, quasi una febbre, questo mio desiderio.

Il tuo pensiero, sospettato, sì, ma in fondo sconosciuto.

I fondali marini, pensa! Con la loro vita inarrestabile e silente. M’hanno sempre affascinato.

E dire che ci sono stati giorni in cui c’è quasi parso di scorgerci un chiarore azzurrino. Addirittura.

 

Comunque, impossibile. La chiara conoscenza del tutto ci è negata.

Dobbiamo farci bastare quel click. Quel barlume.

La luce, pur tardando, poi s’è accesa.

 

Ci basta. Ci basta, dai. Amore ci basta. E ci conduce

(by poetella)

J.S.Bach – Prelude

 

 

 

 

 

 

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