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alunno-che-dorme-sul-libro(foto dal web)

 

 

No, non lo toccate, dico, lasciatelo stare.

E lo guardo. Forse con troppo visibile tenerezza.

Perché io sono una tenera. Si sa. Lo sanno.

Poi guardo loro. Loro mi guardano. Un po’. E rimettono giù la testa. Ognuno a trafficare coi disegni.

 

Questa seconda D  che m’ha fatto dannare. Che ha fatto dannare tutti. Pure lei, dannata.

Sempre rumorosa. Dura. Selvaggia.

Questa jungla dove c’è stato sempre da sgolarsi.

Magari solo per spiegare il concetto di fusibilità.

O la straordinaria resistenza alle alte temperature del tungsteno. Di che? Del tungsteno. Cazzo di nome!

Mica colpa mia se si chiama così.

 

Sgolarsi a spiegare l’importanza, maledetta importanza, la matita di tecnica deve pungere, non si tempera solo a Natale e a Pasqua, stramaledetta importanza delle, ma chi le usa più, ormai? Ormai c’è autoCAD, stramaledettissima importanza dell’usare le due squadre per costruire linee parallele. 

O perpendicolari.

A questi ragazzi che di perpendicolare c’hanno solo il filo a piombo del destino segnato che già gli spenzola sulla testa. Il pugnale di Macbeth.

 

Eppure guardali, adesso. Guardali questi mostri d’arroganza, questi concentrati di volgarità, condensati di rabbia, sudore. E puzza.

Guardali! Tutti zitti. A disegnare.

 

E, nel silenzio rispettoso, complice, chiaramente, un impercettibile ronzio.

Come un ronfare di gatto.

 

Marco, banco accanto alla cattedra, testa sulle braccia incrociate, dorme.

 

Russando un po’.

(by poetella)

Brahms’ Lullaby

 

 

 

 

 

 

 

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