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(foto di poetella)

 

 

 

Me ne sto qui, lontana dalle feste, non certo per via del periodo quaresimale.

Non c’entra proprio niente la quaresima. Per lo meno quella tradizionale.

Certo, tempo d’attese, questo.

Tra una nuvola e l’altra e sottili spiragli di sole.

Che si chiudano le ferite, s’aspetta, si riaprano le finestre. S’abbassi lo sguardo. Sorridendo.

 

Oggi c’è stato gran vento. L’ho sempre detto che mi piace il vento.

Non posso fare a meno d’aspettare le sue idee.

S’è spostato addirittura un portavaso, in balcone. Certo, era vuoto.

Siamo più leggeri se vuoti. Bella scoperta,

A volte vorrei essere vuota. Vuota di desideri, almeno.

Vuota d’esigenza di promesse.

Ci interroghiamo. Ci interroghiamo spesso su questo. Lasciar fluire. Parole.

Che poi fluisce davvero tutto?

 

Si spianeranno le ferite, almeno, spero.

Svaniranno quei grumi. Ma resta sempre traccia, poi, non è vero?

Conserviamo tutte le piccole, grandi tracce di ferite. Da leccare.

 

Da piccola avevo la pelle sensibilissima al sole. Mi sono ustionata, ricordo.

Non so, mi sembra che sia rimasto il segno di quelle ustioni.

O forse è un’idea mia.

Non diamole peso.

 

Comunque sentire il vento è sempre una bella cosa.

Lasciargli i pensieri e sperare se li porti lontano.

Non tanto lontano.

Basta fino a lì, dove sei tu.

(by poetella)

 

 

 

 

Chopin – opera22 – Andante spianato

 

 

 

 

 

 

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