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(foto di poetella)

 

 

 

Pare così fuori luogo, oggi, tutta questa primavera.

Tutti questi colori, troppi colori, che poi magari a guardarli ci si consola, ci si dovrebbe consolare, ci dovremmo far bastare questa puntuale sinfonia  che copre, che vela, che spiazza, che spazza via tutti i malumori, le solitudini, il dolore.

 

Il dolore! Che, come si fa a tollerare l’idea che esista, come si fa a tollerare la sofferenza di chi ami.

O anche di chi non ami. Di chi non conosci. Di chi non conoscerai mai.

Come si fa a non sentire la bestia che si rivolta e morde e si ribella e graffia e grida.

Con quel rosa, attorno, quel rosso, quel viola, quel lilla che sparano allegria dalle grate del vivaio, scellerate. Fuori dalle crepe dei muri, sulle aiuole sconsiderate alle fermate dell’auto.

Che ci fanno trasalire per un attimo, anche solo per un attimo, che mica è poco, no? Questi colori sfacciati, questi colori monelli freschi e giovani e ciarlieri.

Il giallo delle margherite, così perentorio, che se ne frega delle corsie d’ospedale, delle flebo che stillano speranze o disperazione. Anestesia di lunghe, troppo lunghe attese.

 

E tutti questi alberi che oscillano e ninnano gemme e dicono Aspetta!

Aspetta, amore mio, che passa. Passa. Vedrai che passa. Tutto passa. Lo sappiamo, no?

 

Ho tirato  su un monumento di vetro all’attesa.

Ci vedo attraverso.

Faccio croci sul calendario e me le tolgo dal cuore.

Ogni giorno una.

Ogni giorno una in più.

E una in meno, certo.

(by poetella)

Sidney Bechet – petite fleur

 

 

 

 

 

 

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