contro luce

(foto di poetella)

 

I nomi. Ci sono nomi di luoghi che.

Ci sono nomi carichi. Nomi che sfiatano fascino, temerarietà. Sogni. Nomi tutti allegorie. Metafore. Sottintesi.

Dico, Samarcanda. Come non desiderare di essere lì.

Già nel nome, quella S, quella r, quel finale che sembra in divenire, in crescere.

Un nome che fruscia come la seta. Attraversato,  lisciato, colorato di seta. Iridescente. Pelle di serpente.

 Destino glorioso in certi nomi.

Come suonano anonimi, piccini, altri. Poggio Cinolfo. Dico, chi conoscerà mai, a parte qualche fungaiolo della domenica, cestino di vimini e scarponi,  un posto simile?

Nomuncoli, puntini sulle mappe. In scala 1:500, 1 :100.

Mai in scale maggiori.

Solo minori. Malinconiche. Dolenti.

Dico, magari ci si vivrà bene, ci vivranno pure bene. Loro.  Ma…

Damasco! Vuoi mettere Damasco! Vogliamo dire Damasco? Provaci. D A M A S C O.

Damasco sì che suona maestoso.

E Babilonia. E i giardini, i profumi di gelsomino.

I melograni e il miele. E il vino speziato. Gli sguardi dietro le imposte traforate. Gli intrighi. I pugnali sotto i mantelli. Le donne. Bianco e rosso e nero e oro.

Orditi e trame di passione annodati fitti fitti. Novecentonovantanovemila nodi a metro quadro.

 

Damasco, senti,  lo sanno anche in Australia. E Budrio? Lo conoscono in Australia?

Non credo. Mi sa’ di no.

Non è che sia importante farsi conoscere in  Australia. Che dici? Sarà importante?

Non è che sia importante farsi conoscere. O sì?

 

Comunque, vuoi mettere Ninive, vuoi mettere Tebe, o magari Alessandria, che ne so, Smirne. Timbuctù.

Vuoi mettere il fascino esotico di Vera Cruz, di Maracaibo…

 

Altro che Cesena, Ceccano, Filacciano. Ma che ci sarà mai a Filacciano? Che ci potrà mai essere, dico io?

 

Già il nome dice tutto. O niente. Ecco. Niente.

E comunque Roma…

R O M A

 

Roma/Resto del mondo…

Non c’è partita. Ecco.

(by poetella)

 

 

 

 

Festival – Sigur Ros

 

 

 

 

 

 

 

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