Arcipelago dell'insonnia

ed erano due anni che aspettavo questo momento!
Un libro del 2008, che finalmente tradotto, dopo cinque anni…esce in Italia!

e adesso…si leggeeeeeeeeeeeee!
Lo adoro!

una critica, per chi volesse saperne di più

Lobo Antunes non ha avuto difficoltà a riconoscere che si sente un poeta frustrato, senza il talento necessario per dire in un solo verso quel che gli costa duecento pagine di prosa. Di prosa, tuttavia, calibratissima e densa, non tanto informativa o descrittiva – “romanzesca”, insomma – quanto suggestiva e connotativa, e pertanto bisognosa di un trattamento speciale da parte di chi voglia tradurla in un’altra lingua. Arcipelago dell’insonnia racconta il dominio esercitato da un solo uomo su una vasta comunità rurale. Ci ricorda un suggerimento che Lobo Antunes dava in un precedente romanzo, di vagare attraverso le sue pagine come in un sogno, perché dalla somma apparentemente contraddittoria delle sue luci e delle sue ombre avremmo trovato il senso profondo. I personaggi che incontriamo, lungo un arco temporale che comprende tre generazioni – tra la prima guerra mondiale e la rivoluzione dei garofani – ci offrono identità confuse. Di molti di loro sappiamo poco più che i nomi, come Jaime, Hortelinda, María Adelaide, e l’atmosfera ossessionata in cui si muovono è segnata da ripetuti riferimenti a un uccello, il tucano, che Lobo Antunes traghetta dall’uno all’altro dei suoi romanzi come una sorta di emblema tellurico. Rottura del tempo, dello spazio e della coerenza della narrazione sono altri tratti costitutivi del libro, in consonanza con una scrittura frammentata e una disposizione poco convenzionale delle frasi del dialogo.

Dario Villanueva, El Mundo

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