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SAM_0118_2(foto di poetella)

 

 

 

Leggevo della serenità delle nubi

e dell’innocenza del frutteto.

 

Non so. Innocenza? Chi mai? Di cosa, poi, innocenti. Siamo tutti colpevoli. Anzi, no, ecco. Tutti innocenti.

Come il frutteto.

Chi mai può deviare da un tracciato che sta già scritto nel sangue e nelle ossa, prima di ogni idea?

Di ogni decisione presa o da prendere.

Dove sta la vera, pura libertà?

Il libero arbitrio? Ogni scelta che si fa, ogni passo, ogni allargarsi di polmoni e stringersi di cuore non è forse l’unico, l’unico possibile, in quel preciso momento?

Altrimenti, no? Ovvio che. Direi.

 

E la serenità delle nubi, poi.

Non guardo le nubi per saziarmi di serenità. Io.

Anzi! Ché loro mi lasciano sempre una specie di tensione, in petto. Una voglia. Mille domande.

E stupore. Anche sorrisi, mica no. È sereno lo stupore?

La serenità è lago. Dicono che il lago deprima. Boh! No. Il lago è serenità.

Lo stupore, onda. mi pare. Sospensione di. Scombussolamento. Il sopra, sotto. Il sotto, sopra.

 

Avessi detto di sì, quella volta, nella 128 blu, coi capelli giù, lungo la schiena.

O di no, quell’altra, niente macchina. Una panchina e il mondo che aspettava risposte.

– Resti con me?

Ma era tardi. Si doveva tornare, dovevo tornare a casa. Casa che odiavo, ché sarei voluta scappare. E poi sono pure scappata. Tardi, ma sono scappata. Da chi? Sicuro che sono scappata?

 

Sarebbe cambiato qualcosa se…?

Sarebbe stato tutto diverso? Maglio? Peggio? Diverso?

Non so.

So solo che si fa semplicemente quello che si può fare.

 

La serenità delle nubi.

L’innocenza del frutteto.

Parole. Belle, ma parole,

mio adorato Lobo Antunes

(by poetella)

J.S.Bach – Mstislav_Rostropovich – Suite No. 1 in G major – Prelude

 

 

 

 

 

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