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e niente foto.

E’ che, per caso, ho ritrovato questa vecchia mia, con un commento su un sitino dove postavo le mie cose, anni fa… (questa è di tre anni fa) e allora…ecco a voi…

poetella d’epoca!

buona lettura.

Tanto passa, passa, vedrai che passa

Sì, certo. Passa.
Ti ricordi? Come quella volta che t’era caduta
la tavola di legno pesante, con sopra
cinque chili di creta,
che stavi facendo il tuo più bel bassorilievo…
che s’è tutto schiacciato,
ti ricordi?
È caduta dal cavalletto, dritta dritta sul tuo piede.
Eri una ragazzina, ma già ce l’avevi la tendenza all’eroismo.

Ed era maggio. Maggio bello. Maggio di sole e di risate.
Maggio di vestitino a fiori.
Avevi i sandaletti rossi,
che ti piacevano tanto.
Che le compagne te l’invidiavano, ti ricordi? Si sono rotti.

E forse pure le dita s’erano fratturate.
Non lo sai. Mica hai controllato, allora.
Il piede s’era gonfiato tutto. Un cocomero rosso
era diventato.
E tu ti dicevi -passa, ora passa- e non riuscivi a camminare
e sei uguale andata a casa coll’auto.

Che tuo padre mica t’è venuto a prendere, a scuola. Ma va!

E ti faceva così male il piede
che ti sei levata i sandali e camminavi scalza.
Che ti guardavano tutti.
E uno t’aveva chiesto se volevi un passaggio, alla fermata.
Ma tu – No. Grazie –
Passa, passa…

Poi è passato.
Una settimana a letto ed è passato.
Senza dottore. Che tua madre ti ci aveva messo
la chiara dell’uovo, che faceva una specie di ingessatura.

È passato. Eri giovane.

Ma ora non sei giovane.
Mica lo sai se passa.

Mica è il piede che s’è rotto.
S’è rotto tutto il mondo.
Esploso e frantumato e sprofondato. E che rumore.
Come fa rumore il silenzio.
Come fa rumore un cuore impaurito.
Che lo senti nelle orecchie.
Sul collo, lo senti
E anche in bocca.
Assieme a quel sapore di sangue.
Di veleno nero. Che magari è il fegato che non va.

O magari no.

(by poetella)

(e, comunque…è passato!)

(di Arezzo parliamo dopo, ok?)