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stamattina(foto di poetella)

 

 

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Camminare, al mattino, per masticare, digerire, assimilare

se stessa. Come quando, da bimba, leggeva Andersen e capiva la fatica, la conquista, l’onore.

 

(cosa stava pensando del cielo? Vedremo dopo, dai)

 

Come quando, da ragazzina leggeva Hemingway, e scopriva la gloria, la lotta e l’amore. L’amore!

Come poi, crescendo aveva cercato l’eleganza in Proust, e la bellezza in Mann, la sensualità in Gide. Il rigore. Il rigore in Pavese e la sua musica triste.

 

E se stessa in tutti. In tutti gli altri. Masticati, digeriti, assimilati.

 

(ma cosa stava pensando del cielo? Vedremo dopo, dai. Dopo)

 

Camminare, al mattino, per masticare, digerire, assimilare

se stessa. Ignorando rumori e presenze. Passo veloce e naso all’aria. Occhi alla strada, e a quei piccoli ciuffi di papaveri. Ai fiori di malva. Alle margherite. Occhi dentro di sé per conoscersi. Meglio. Sempre meglio. Occhi al cielo. Ecco. Il cielo!

 

(prima o poi inciamperà in qualcosa con questo guardare il cielo)

 

Il cielo! Quel cielo che davvero sembrava uno di quelli di quando era piccola, con quell’arietta tiepida di giugno. Quei giugno che non si soffocava, come questo, che non si soffoca, è dolce, un bel giugno, e si poteva giocare, allora, e ora? e lei giocava nel cortile della casa, coi bambini e le bambine. Senza conoscere caldo e noia.

Giocava ed era un volta corsaro, una volta fatina. Ma quello che le piaceva di più era essere Boka, il Capo! E condurre i giochi. E le battaglie.

Quante altre battaglie, poi. Non  sempre da Boka.

Ma sempre impavida, lei.

(ma non era questo che stava pensando del cielo)

 

Pensava, come sempre, guardando il cielo, Guarda!

Guarda i tuoi occhi come sono larghi e come mi osservano 

 

dolci e lieti, anche se non ci sei!

(by poetella)

 

 

 

 

 

 

 

 

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