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il cipresso(foto di poetella)

 

 

 

Tuttavia (Intesomale mi perdoni l’incipit)  a volte mi si scopre il nervo.

 

Sì, sì, certo, indubbia l’immersione nel benessere a camminare, mattina presto, una specie d’appena accennato sorriso e quel verde cupo dei cipressi, a gruppetti, al parcheggio della metro.

Indubbio che l’arietta che stacca i capelli dal collo, quella tensione tonica al torace e, dietro, alle reni, la gonna che si tende ad ogni passo, e il passo svelto e fiero, marziale?diano una teoria di percezioni incoraggianti. Parecchio.

 

Fino a quando non si scopre il nervo.

E come si fa? Come si fa a stare tranquilli?

Dice, rendi marginali tutte le storie. Centrati.

Dice, niente è più importante di te stessa.

 

Balle.

Una me stessa bella e fiera (per quanto, poi?) che se ne va in giro per un mondo deserto.

O invisibile.

O indifferente agli occhi. E alla testa. E al cuore.

‘Cazzo me ne faccio?

 

Sono una bugiarda.

Sono una bugiarda, ecco.

Prima con me stessa. Poi col resto.

Quando dico che ho paura, no.

Solo quando dico che va bene così. Il distacco. Il bastarsi. La marginalità, la fungibilità d’ogni situazione. Tutto secondario. Tutto sostituibile.

 

Stronzate.

 

Quando non farò più l’amore con te, sai che ti dico?

 

Io m’ammazzo. Ecco.

(by poetella)

 

 

Liszt – La Campanella

 

 

 

 

 

 

 

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