(e niente foto)

 

E allora? Vogliamo parlare di violenza?

Ma no. Non dico quella. Non c’è solo quella.  C’è anche quella del Va bene, dai. Pazienza.

Quella dell’Oddio! Non ce la faccio. Non ce la faccio proprio! E invece sì, ce la devo fare.

Contro ogni voglia di fuga, contro ogni possibilità di ricerca di fuga, contro ogni scrollata di spalle che resta tutto lì. E pesa. Cazzo se pesa.  Pesa fino a deformarti.

Come le braccia degli scaricatori di porto.

Vogliamo parlare di violenza?la sai quella del rumore?

La sai quella del brutto, del marcio, dello squallido, dello sciocco a oltranza. La sai quella del fare sì, con la testa e pensare no! Cazzo, no!

La sai la violenza di quelle frasette smagate, dice Ma perché, che hai fatto, oggi?

E tu rivedi, e tu risenti la sveglia delle 5,30, cinqueetrentadimattina! E i panni stesi che è appena l’alba e fa ancora freddino all’alba, in vestaglia in balcone, anche se la scena rincuora, i colli, le nebbie, il rosa, il blu e sbrigati, che fai tardi e il pranzo? Ok, tutto pronto, basta scaldarlo e via a scuola e la baraonda e la volgarità, e i capelli da matti e i sederi di fuori, ancora i sederi di fuori, ma quando cambia ‘sta moda? E tu che, come li motivi, come li fai smettere di starnazzare, come li convinci a seguire a studiare a fare i seri che poi, tanto…no? Tanto…

 

E poi, meno male oggi solo quattr’ore. E l’auto, caldo pieno puzzolente tutti i finestrini bloccati e l’aria condizionata rotta e  così pieno che non puoi neanche levare la giacca e sudi e poi scendi e corri, la spesa  i pesi l’ascensore rotto! E le buste che pesano, pesano come se ci fossero dentro tutti i mali del mondo e magari ci sono pure, ché chissà che cavolo ci mangiamo e finalmente arrivi su, settimo piano e, ok, i letti li hanno fatti, ma la tv è accesa, rumore e quei due, sono due? che parlano di calcio, sempre calcio, solo cacio e le telefonate accorate sul calcio e i commenti sul calcio e quello era rigore e quello no, e Visto poi che tiro? E Lo doveva cambiare Nonsochi…lo doveva sostituire.

 

E tu che vorresti solo il silenzio delle celesti rote

Tu che vorresti una tavolata silenziosa, quando si mangia non si parla, diceva nonna! Una tavola dove magari si scambiano poche, semplici parole invece di quel gracchiare sguaiato su quell’argomento che unisce e stranisce le passione del mondo. Accidenti.

 

Che non vedi l’ora di finire di mangiare e ciao! Vado a riposare un po’.

E chiudere finalmente la porta.

Staccare gli elettrodi.

E pensare un po’ a…

 

In pace.

(by poetella)

 

E niente musica. Ecco.

 

 

 

 

 

 

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