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(foto di poetella)

 

 

C’era una volta, in un paese lontano lontano che non ricordo, tuttavia, quale fosse, ma in fondo non ha importanza, no?

Dicevo, c’era una volta una Bellaprincipessa. La principessa delle farfalle.

 

Viveva, la poverina, in una splendida reggia stracolma di meraviglie, ma così umida, così terribilmente impregnata di muffe gocciolanti, che le ali, le sue belle ali di mille e mille colori,

preziose e profumate s’erano irrimediabilmente, inesorabilmente, inguaribilmente bagnate talmente tanto che lei, la poverina, non poteva mica volare. Con quel peso addosso, passava ore e ore alla finestra, faceva timidi tentativi salendo su una sedia, ma…niente. Le ali gocciolavano pesanti e molli e non se ne parlava proprio di alzarla in volo. Scendeva dalla sedia, con un saltello e si rimetteva alla finestra.

Triste triste. Sospirando.

Tutt’attorno muffe e gocciolii sui bei tappeti, sulle porcellane e sugli arazzi, sugli avori e sugli argenti appannati e sui cristalli lucidi e sui broccati freddi e zuppi, sui legni intagliati e dorati.

Sulle tele antiche sapientemente dipinte.

Tutto un grondare malinconico e sconsolato. Misto alle sue lacrime dolenti.

Addirittura il re, suo padre, aveva ordinato alla servitù che mai, mai s’aprissero le finestre, ché lei avrebbe potuto tentare il volo. E sarebbe di certo morta spiaccicata sulla regale corte interna.

E sì che lei avrebbe voluto conoscere il mondo, sorvolarlo dal tramonto all’alba, dal crepuscolo alla notte, affamata di stupore e conoscenza. Ma…niente da fare.

Oltre tutto quelle finestre serrate non facevano altro che peggiorare inesorabilmente la già compromessa atmosfera muffa della reggia.

 

Tuttavia un giorno arrivò, che arriva sempre qualcuno nelle fiabe, no? a scombussolare l’esistente, arrivò così nel cielo attorno al palazzo un giovane, libero gabbiano con gli occhi grandi e azzurri.

Volando volando passò davanti alla finestra chiusa della camera della Bellaprincipessa. E la vide.

E la vide e la amò. Subito. Come si conviene nelle fiabe che si rispettino.

L’amò e la guardò con quei suoi occhi grandi e azzurri volando volando e lei se ne accorse e sentì il calore di quello sguardo. Il bruciare di quello sguardo. Mai visto uno sguardo così.

E lui disegnava degli otto, in cielo, degli otto orizzontali, infiniti otto

e la guardava.

Ad ogni sguardo lei sentiva il calore passarle dagli occhi alle guance, alle braccia,  alle gambe, e poi su, al cuore.

E, certo, alle ali.

E le ali si asciugarono.

La Bellaprincipessa allora ordinò, ché era una principessa si o no? Poteva ordinare, sì o no, dico io! Certo che poteva. E così ordinò che s’aprisse

immediatamente la finestra della sua camera.

Immediatamente. E la finestra fu aperta. E lei mosse le ali, flap, flap, flap… uno, due, tre, fuori!

Immediatamente fu fuori e si posò sull’ala del gabbiano e lì rimase.

E non si sa bene se si mettesse a volargli accanto o rimanesse su quell’ala.

 

Si sa solo che sparirono insieme.

 

Si dice anche che, non ci crederete certo,

ma si dice che stiano ancora volando. Ecco.

(by poetella)

Over the Rainbow – Israel Kamakawiwoole

 

 

 

 

 

 

 

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