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Che poi, uscita, solito passo veloce, un sole! Un profumo! Gelsomino? O quello che gli somiglia, o rose, o magari il mio, insomma, appena uscita, due balzi e fuori del giardino, altri due e sorpasso due donne grasse, una di loro curva, sbilenca, camminano e occupano quasi tutto il marciapiede. Devo scendere per sorpassarle. Vanno lente come il dolore che non passa.
Io, sciolta, veloce. Ancora un sorpasso.
È una vecchina, adesso, lenta lenta, bastone e busta del supermercato nell’altra mano, trasparente, pure lei sembra trasparente. Sta per scomparire. Nella busta mezzo litro di latte, un pacchetto di biscotti. Una scatola di purè liofilizzato.
Sorpassata.
Sole. Venticello tiepido. Ciuffi di papaveri a bordo strada. Spavaldi. Come me.
Altra donna davanti.
Arranca dondolando su due gambe grosse, le anche divorate dall’artrosi. Un procedere da elefante sulla sabbia. Morente. Capelli bianco spento. Radi. Forse molto vecchia.
No. La conosco. Abita nel mio palazzo. Ha meno anni di me.

Via. Sorpassata Buon giorno! pure lei. La corte dei miracoli, oggi.

Via veloce. In cuffia Eddie Vedder che canta per me.
Io con i jeans stretti e la camicetta a righette bianche e turchesi. Un po’ sbottonata.

E penso ma che cazzo sei malinconica?che cazzo?
Non è proprio cosa, cara mia.
Anzi, sai che ti dico? Se oggi il collega di lettere, ma sì, quello giovane, quello belloccio, ricciolino, cogli occhi neri neri e le ciglia che pare si metta il rimmel, se lo metterà? Insomma, se di nuovo, senza tante metafore, senza girarci troppo attorno, liscio liscio me la chiede per l’ennesima volta, beh, sai che c’è?

Io gliela do. Ecco.



(by poetella)

(e niente foto)

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