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chiudo la tenda

(foto di poetella)

Qui la voce

Perché vedi caro
certe volte mi sembra cha a dirlo ai fiori in balcone o magari a quei due piccioni che ci si sono accasati, o al geco che a volte, la sera, striscia veloce, dalla lucetta del piccolo lampione appeso sopra la piantina di begonia, alla prima zona d’ombra che trova, accogliente e silenziosa, dirlo a loro, certe volte non mi basta.
Dirgli delle nuvole, per esempio, di quante forme sempre nuove, mutevoli, visto mai una nuvola uguale all’altra? di quella loro leggerezza, di quella libertà di andare e tornare e dissolversi e riformarsi più in là, di quella loro indipendenza senza leggi e comandi e dell’indescrivibile azzurro che le tiene appese come gli angeli d’un presepe napoletano e del vento che le spinge soffiando come un bimbo che fa bolle di sapone, dirlo alla strada, oppure, che guardo come un fiume grigio con le foglie che ci viaggiano verso il mare, ma dove sarà mai il mare? Dove l’azzurro? Dove la meta, la spiaggia, l’isola felice?

Insomma, stare a dire tutti questi puntini di pensiero all’aria, alla cortina del palazzo di fronte, al grande vaso con la rosa e a quello piccolo col rosmarino, davvero non mi basta.

Vorrei dirlo a te. Ecco.

Allora chiudo la tenda. E la bocca. E gli occhi. E sogno.


(by poetella)

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