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Crollata.
Via tutti i legacci che tenevano su il castello di carta.
Scuse. O nobili, reali motivazioni.
Più o meno coerenti con la propria immagine nello specchio del bagno, nuda, al mattino.
Bella ancora.
Decisamente poco coerenti, anzi.
E dunque slegata la mano, slegati i polsi, slegati i pensieri, slegate, scrollate, fatte volare via prudenza, saggezza, anche perseveranza. Al diavolo.
Voce alla voce
tenuta sotto un cuscino pesante per mesi. Troppi.
Quando contano anche i minuti.
Chiodini conficcati uno a uno nella bambolina a forma d’anima sua.

Via, aria, libera, senza bisogno di stare a parlare troppo, no?
Non ne aveva rilevato la necessità.
Che poi
questo giorno d’inverno si stava già facendo meno breve del precedente.

E dunque due, tre, quattro? paroline. Ecco

gli aveva scritto. E adesso?

(by poetella)

(video di poetella)

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