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(un video di poetella)

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Non che si voglia necessariamente stare a cercare similitudini. Una canna di fiume. Il suo elastico ondeggiare. La sua elegante cedevolezza e quella spinta capricciosa e testarda verso il cielo.
Ci sentiremmo così, dunque?
Sicuramente ci si avvia ad una consapevole morbidezza. Ad una placida condiscendenza.
Questo è un fatto. Fluire. Lasciare che l’umido, morbido pennello del tempo passi e ripassi sul dolore. Lo cancelli o semplicemente lo sfumi. O magari lo fissi. Gli impedisca di sbavare. D’espandersi.

Ci stiamo placando. Anche il vento, senti? che stanotte e anche stamattina…
Ecco. Finito.
C’ha lasciato ovviamente un’accelerazione del cuore.
Ma sarà stato poi il vento?
Continuiamo, più calmi, noi che perdemmo, ad aspettare, senza pentimento, un ritorno.

Impensabile convincersi di non ritrovare prima o poi quell’azzurro d’ occhi o la chiave di casa

costretti ad un eterno vagabondare senza pace.


(by poetella)
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