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Si. Si viaggia.  Di nuovo  in treno. Fuga.
Ma il dolore  continua a seguirci. Una bestiaccia famelica.
Scorrono  casolari, montagne colline pianure. Scorre lo sguardo. In su verso  le nubi gonfie.
E dietro lo sguardo, ricordi.
Un assiepamento di ore rubate al tempo e adesso cristallizzate.  Congelate. Stipate una sull’altra tanto da mescolarsi  come il sudore sui corpi di due  amanti.
Quand’è  che dicesti Amore santo, quanto sei bella! Quando?
E quella cosa dell’isola,  quando?
Quando Come te nessuna  mai!

Come te nessuno mai più.
No. Non ricordo  quando devo averlo detto.
Ma che importa?

È  un fatto. Ora, allora, sempre.




(By poetella in treno…)