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Un secolo di polveri pesa

sopra le nostre palpebre

calcinacci nella camere

del cuore. Appesa è

la leggenda

che ripete il suo no

detto controcorrente, non deponiamo

le altezze al primo mercante,

non abbassiamo il pilotaggio

dell’astronave.

 

Questa sfolgoranza in noi preme

per combustare in fuoco. Essiccare

in diamante. Quanta vastità

dentro l’umano

e il lieve involucro del corpo

è un aggregato intorno al suono

che ci chiamò.

 

Lo sento ora con una precisione

di parole che metto qui per te.

Dirti questa visione semplice.

Nessun metraggio ci contiene

nessun confine di sponda

nessun nome è bastante

in nessuna foto noi veniamo

nessuna telecamera riprende per intero

questo essere nostro che slegato si estende

tutto impastato di infinità.

 

La gioia si condensa

in particelle legate, si fa sfera rotante

e firmamento, si getta

nella vita danzante

senza perire, senza esaurire

immutata, intoccata, seducente.

Conduce a sé e il morire dei corpi non è

che l’entrare fuori misura.

Senza chili, senza metri, senza

particelle. Alleluiare

 

 

da “BESTIA DI GIOIA” di Mariangela Gualtieri

 

Einaudi- 2010