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(foto di poetella)

…………………………………………… Fino ai sei anni, Iolanda, non
conoscevo la famiglia di mia madre né l’odore dei castagneti
che il vento di settembre portava da Buraca, con le pecore e
gli agnelli che risalivano la Calçada diretti al cimitero abban-
donato, pungolati da un vecchio imberrettato e dalle voci
dei morti. Ancora oggi, amore mio, disteso sul letto ad
aspettare l’effetto del valium, mi capita come quei pomerig-
gi d’estate quando mi sdraiavo, in cerca di fresco, fra le tom-
be in rovina: sento l’ornato di una lapide comprimermi una
gamba, odo l’erba dei sepolcri nel lenzuolo, vedo i serafini e
i Cristi di gesso minacciarmi con le mani spezzate; una don-
na con il cappello piantava cavoli e rape fra le radici dei ci-
pressi; i rintocchi dei capretti tintinnavano nella cappella
senza immagini, ridotta a tre pareti bianche di calce e a un
rudere di altare con tovaglietta sommerso nei rampicanti: e
io osservavo la notte avanzare di lapide in lapide, coagulan-
do le benedizioni dei santi in macchie di tenebre.
………………………………. ………….Ma ieri, per esempio, abbrac-
ciato al tuo corpo mentre aspettavo che l’indulgenza della
medicina mi liberasse dai sussulti della memoria, mi è sovve-
nuto un crepuscolo antico, nel cinquanta o nel cinquantuno…

……………………………………………ecc ecc

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Questo l’incipit di un romanzo straordinario, un altro straordinario romanzo di Antunes che ho letto anni fa e adesso rileggo.
Ché quando finisco di leggere Antunes, (ed ho appena finito di leggere Trattato delle passioni e dell’anima) per un po’ non posso che leggere Antunes.
È come una maledizione.

Chi lo conosce mi capirà.

Ma qualcuno lo conosce? Boh! Ditemi…


(by poetella)

 

P.s.

quel “…  io osservavo la notte avanzare di lapide in lapide” Sublime!

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