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(foto di poetella)
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………………………….…..……… E lei, mentre passava il panno giallo in
microfibra sulla specchiera antica, mentre alitava sul vetro e con lievi
movimenti circolari vedeva riapparire il suo viso nitidamente come
nitide vedeva quelle piccole rughe ai lati degli occhi ed una appena
percettibile cedevolezza nel contorno del viso
………………………………….……………. mentre si fermava ad osservare
l’attaccatura dei capelli che cominciava a indietreggiare sulla fronte
come l’onda sulla riva, lentamente, malinconicamente
…………………………………………..………… mentre intanto continuava a
lucidare a far splendere tenacemente quell’odioso rivelatore del tempo
spandendo e tirando via morbidamente quel vapore, quelle nuvole
di fiato che come la nebbia allentavano la percezione del tempo,
dello spazio, del dolore per il prima lontano, sempre più
lontano e irrecuperabile come un anello caduto in un pozzo e perso
per sempre
……………………………………………….. mentre non poteva fare a meno
di costatare che il tempo non è affatto galantuomo come si dice,
ma perché poi si dirà che è galantuomo? il tempo è un mostro a mille
bocche che divora bellezza e luce e si nutre della tua allegria fino
a finirsela tutta, ingordo, sbavando
……………………………………………….. mentre tutti questi non proprio
ridenti pensieri le roteavano assieme alla mano sulla specchiera antica,
s’era improvvisamente detta Ma tu hai amato. Tu hai saputo,

tu sai cos’è amare. E aveva impercettibilmente sorriso


(by poetella)

(e dire che questa la suonavo così bene! Devo ricominciare proprio a suonare… devo!).

 

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