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…………………….. – Un giorno o l’altro mi troveranno su questa spiaggia, ………………………..divorato dai pesci come una balena morta – mi disse

(ma a chi lo disse, chi lo disse? È il protagonista che parla, o chi?

..………………………mi disse nella via della clinica guardando gli edifici …………………..….. sbiaditi e tristi di Campolide, i monogrammi di …………………….… tovagliolo delle insegne luminose spenti, i resti di
.……………………….porporina delle feste natalizie nelle vetrine, un cane
.………………………che frugava, in quel mattino di febbraio, il mucchio
……………………… di immondizia di un edificio demolito: calcinacci, ……… ………………………..polvere, pezzi di legno, frammenti di mattoni, ………………..……..senz’anima.

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Ecco. Comincia così Spiegazione degli uccelli. Il quarto romanzo di Antunes che si sono degnati di pubblicare in Italia ben ventinove (dicasi 29!) anni dopo la sua pubblicazione in Portogallo. Viva!
Tra l’altro nella quarta di copertina un risicato commentuccio parla di omaggio al cinema di Fellini, sicuramente per fare cassetta. Ché Antunes con Fellini a parer mio non ha proprio niente, ma niente da spartire. Antunes è dolente, è tragico e anche quando parrebbe grottesco in realtà sempre secondo me, non lo è affatto. O, per lo meno, è la vita che è grottesca, non lui.
Perché lo amo tanto?
Perché basta leggere di eroi e belle donne, ma dove stanno gli eroi e le belle donne? Ed i grandi amori? Che ti montano la testa! I suoi personaggi li puoi incontrare sulla metro, immalinconiti al ritorno da una giornata di lavoro del cazzo, che il lavoro non nobilita affatto l’uomo, si deve lavorare per campare, che se non si dovesse, ce ne sarebbero di modi per nobilitarsi.
I suoi personaggi sono dei vinti, ché siamo tutti dei vinti. Basta co’ ‘sto pensa positivo! Ma che ti vuoi pensare positivo?che tanto siamo tutti dei poveracci su questa terra che, per fortuna, nonostante tutto, ha ancora qualcosa di bello da mostrare. E Antunes te la descrive, ogni tanto, una dolce, malinconica bellezza. I suoi libri sono pieni di tortore, gabbiani, cicogne, esseri volanti e liberi, i suoi libri sono pieni dello scorrere dell’onnipresente Tago e della struggente malinconia delle nebbie, sono pieni di parole come fiori scelti uno ad uno per il bouquet di una sposa.

La trama non conta nei suoi romanzi. In questo, già dalle prime pagine sai che il protagonista morirà. E allora? Tutti moriremo.
Ok, basta. Non ce la faccio a parlarne in due parole. E dovrei scrivere anni, per dire di lui.
Ma poi… chi legge?

Magari ne riparlerò ancora… non so.


(by poetella)