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(foto dal web)

 

……………………………………………… Pollini, pollini. Turbinio. E le rondini. Bighellonano. Due, tre, sette, quante? Le rondini tornano al nido, dicono. Qual è il tuo nido, amore mio?

Niente. Nessuna risposta. Di nessun tipo. Neanche metaforica, allegorica, traslata.

 

………….. Traslazione di pollini. Pollini. Da un capo all’altro del mondo. Finiranno mai questi lavori sulla Tiburtina?

Ciuffi di malva, alti,  grano selvatico. (almeno credo sia) Spadroneggiano.

Ecco il primo gabbiano. Mica sei tu! Tu che mi pensi. Il tuo pensiero sotto specie di gabbiano. Ma quando mai! Solo un ennesimo, elegantissimo, rapace gabbiano. Pare ce ne siano più di 4.000 a Roma.

Più di 4.000 volte mi vieni in mente, di giorno.

Di notte, meno. Ok, finiamola!

 

…………….. E pollini, pollini, strabordare di pollini. Fortuna, non allergica, io. Se fossi polline saprei cosa andare a impollinare. Lascia andare, lascia fluire, non ti mettere a contrasto, quando mai! πάντα ρει, diceva qualcuno, no?

 

Qui è bello, adesso. papaveri. Infestano il ciglio del cantiere eterno. Una cortina effimera e tremante. Palpitante. E quelli? Cosa sono? Bah! Gialli, fitti fitti, piccoli piccoli. Chiacchierini.

Sthhhhhhhhh! Silenzio! È in scena Mozart!

Beh, non so come si chiamino.

-E lei, signore, cosa guarda? Anche il cane! Mi lasci passare. Non vede che ho fretta! πάντα ρει…

Ancora quei piccoli, gialli. Non me ne intendo. Poche conoscenze di botanica. Nosce te ipsum! Non me ne intendo. Poche conoscenze di tutto.

Qualcosa d’amore

 

E neanche tanto.

 

(by poetella)