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(foto di poetella)

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Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina

[anche tu, forse?no dico, a quell’ora, anche tu?

Lo so che lo fai. Ma…in quel preciso momento?]

Guardavo il cielo, al solito, stamattina.

Quella sensazione di spaesamento, di leggerezza. Di, come dice Musil?

Sensazione di sconfinamento e sconfinatezza propria delle estasi mistiche e dell’amore.

Ecco.

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Guardavo il cielo, oltre il tramestio

il brontolio

l’indaffarato trafficare

il laborioso formicolio delle faccende

S’apparecchiava il mercato giornaliero

del darsi e prendersi, dello svendersi

e del vendersi a caro prezzo.

Del regalarsi.

 

Guardavo il cielo, risucchio per l’anima

sfiato dei pensieri che entravano tra le nubi

entravano e si spandevano e trovavano posto

Una scolaresca a teatro, muta. In attesa.

 

Guardavo il cielo e, improvvisamente

indovina un po’?

m’è venuto in mente il tuo viso, i tuoi occhi

e la Bellezza.

 

Allora  ho detto (m’avrà sentito qualcuno?)

sì, insomma, m’è sfuggito un

 

Ah, Dio! Oddio! Forse s’è fermato il cuore. Solo un attimo.

(by poetella)

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