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(foto di poetella)

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Sarà perché era mattina presto e pioveva piano e la strada era seta cruda, liscia, scorrevole, appena sfocata come una vecchia foto d’inizio secolo. Scorso. Devo imparare a dire scorso.

Devo imparare a tollerare il tempo che passa. Farmene una ragione.

 

Sarà che, di lato, nel cantiere abbandonato sulla Tiburtina, su un cumulo di terra rossa era sbucato un fiorellino viola, forse nella notte, così viola, così viola che pareva dicesse Guardami, guardami, guardami!

Ok, ti guardo.

 

Sarà che le suole di gomma anatomiche, ergonomiche, delle mie scarpette da pioggia mi spingevano in alto, parecchio in alto, forse troppo in alto, si sentiva profumo di nuvole.

 

Sarà che era passato, silenzioso come un gatto, il camion dei pompieri con la lucina lampeggiante, allegra come quelle delle giostre, e la scala ripiegata. E sembrava un giocattolo.

Tic tac, come pioveva!

…………………………………………………………… Giochiamo? ci  mettiamo a giocare, anche se sono le sette e il lavoro aspetta?

……………………………………………………….. Ci mettiamo a cantare tutti insieme?

 

Sarà per quel tic e tac intermittente delle gocce sull’ombrello rosso, o sarà perché l’ombrello era rosso e sotto la trama dell’acqua anche i pensieri erano rossi, stamattina, fruscianti come taftà,

 

Sarà che prendo certe piccole cose sempre piuttosto sul serio

 

non lo so che sarà. Però era bello.

(by poetella)

Miles Davis – Blue in green