(foto dal web)

che ne sapete voi

tutte infiocchettate fasciate come insaccati troppo unti, troppo pepati, troppo salati, mascherate da donne cannone coi lustrini ed i nastri- costume in lamè, tutte imbrillantate, tutte scintillanti, tintinnanti di campanelli luccicanti richiamo pietoso di allodole cieche o inesistenti in questa sala dei professori con questo tavolone da obitorio tutto carico di carte e cartacce che nessuno legge e io mi sarei pure stufata di selezionare sistemare riordinare, lavoro ingrato di Sisifo.

Senza costrutto.

E mi ritaglio un cantuccio e sto buona lì e cerco di non sentire questi vostri discorsi, questa vostra inutile, manifesta perizia nel preparare marmellate di fogli di quaderno a righe, ma anche a quadretti, anche se comunque dice che a righe viene meglio. Sarà! E senza buccia di limone ché se no diventa amaro, e senza chiodo di garofano, ché tanto come glielo ficchi in testa?

Che ne sapete voi, dico io

che state lì con quelle bocche pasticciate di rossetto troppo rosso per generare credibili teorie, assolute verità, o magari anche verità relative, che basterebbe e ve ne state lì a programmare campi scuola su Andromeda sperando in sovvenzioni extraplanetarie.

Che non arriveranno mai!

Che ne sapete, che ne sapete voi

inacidite dalla polvere nera di registri intrisi di vendicative rabbie inalate per anni e anni e anni, senza cambiare aria, senza almeno socchiudere il cuore, senza mai aprire la finestra e guardare il cielo

che ne sapete di me e del mio cielo

Quel cielo dove Io se ne sta abbandonata, molle di languore e desiderio, avvolta dal fremito della sua tiepida nuvola/amante.

E tutto, quasi tutto galleggia così lontano. Così in basso…

(by poetella)

Oblivion – Piazzolla

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