(foto di poetella)

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Ho passato giorni e giorni
anni
a pensare a quanto mi fosse indispensabile mia sorella
ore al telefono (sempre io a chiamare)
viaggi verso di lei
(mai lei verso di me)
mail e messaggi- domande
richieste di consigli

lei lì in cattedra (ma non sono io la prof?) a sputare sentenze
classificare decodificare i desideri e i sogni.
Severissima.

Ma poi, in fondo, ho pensato
che non per niente fosse sempre andata tanto male
in matematica e in greco.

E l’ho lasciata andare
con la corrente delle sue granitiche certezze – via!

io che non sono certa di niente.

No. Di una cosa sì.

(by poetella)