primo boccio.jpg(foto di poetella)

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Ma lo sai, no? Non è che sia nostalgia.

Sebbene è indubbio che la nostalgia sia un sentimento così dolce, così tiepido e avvolgente, a volte. Ed anche bruciante e stringente e straziante, massacrante, direi. Certe altre.

Non è che sia nostalgia.

Stavo leggendo “Che tu sia per me il coltello”, di Grossman, tempo fa

 

Beh, una frase aveva scatenato tutto. Ricordo.

“Per aiutarci l’un l’altro ed essere tutto quello e tutti coloro che siamo”.

Ecco.

Quindi, direi piuttosto, una sensazione d’incompiutezza.

No, non nostalgia.

Come mi mancasse un buon pezzo di me.

In fondo non è mistero che tu sia stato l’unico che abbia conosciuto  ogni mio volto.

Ogni molteplice espressione di me.

Con te non tenevo dentro niente.

Non filtravo. Non nascondevo.

Questo libero palesarmi è stata forse l’esperienza più strabiliante ch’io abbia mai fatto.

Una cosa sorprendente. Mai provata con nessuno.

Dunque è questo.

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Sono, ogni volta, così… e così… e poi così. In funzione della compagnia del momento.

Ma mai tutta.

Quasi mai malinconica quando lo sono davvero e quasi mai allegra quando mi sento l’allegria addosso.

E spudorata e timida e altera e gentile e spericolata e indomita e vanitosa e umile e dispettosa,  ruggente e sospirosa e…

Mai completamente. Sempre a metà. Quasi sempre, dai. Sempre un po’ trattenuta. Censurata.

E con te, no.

 Con te sempre tutto fuori.

Tutto genuino. Aperto e schietto. Senza paura.

Questo era. Questo è.

 

Non è nostalgia di te, dunque.

È il noi che mi manca. Quando mi manca.

Sono io che mi manco. (Comunque cominciano a fiorire le rose).

Io, mi manco, come sono con te. Totale.

(by poetella)