Dunque vediamo

fuori c’è ancora un bel sole e niente, nessuno che chieda, che parli, che interrompa la melodia di queste note che riempiono l’aria del tardo pomeriggio romano. Una passacaglia. Quanti sanno cosa sia una passacaglia? Beh, peggio per loro, quelli che no. E per chi non si cura  di colmare lacune abissali. E parla, parla, parla di niente.

Ma adesso no. L’aria è priva di voci, nessuno che parli, adoro il silenzio, solo un chiarore che entra dalla finestra e l’ibisco che si staglia oltre le tendine velate, gonfio di rosso. Prepotente. Come prepotente è questo mio aspettare, testarda, indomita, ma perché poi dovrei smettere di aspettare. Sarà ben triste quel momento, se arriverà, in cui smetterò di aspettare. Come si vive senza attese? Non so. Mai provato.

E dunque m’ubriaco di note e aspetto. È una festa!

 

(by poetella)