(Egon Schiele- l’abbraccio)
.

Dici, solo per portarti a letto.

A parte, Rosa, che quel tripudio di trionfi e rese, di strazi e tenerezze, di suppliche e doni elargiti a manciate come grano su un campo arato, quello scoccare di meraviglia, quella voragine, quella vertigine di piacere, quella metamorfosi da bruco a farfalla, quel guardarsi allo specchio e vedersi bella,

ciao, Belladonna! dice,

a parte quello svegliarsi felici o disperati, in attesa, in allerta, mai nulli, vuoti, scialbi, rassegnati. Mai per inerzia, mai avanti come una pallina che ruzzola in discesa senza direzione se non quella della caduta.

Ma no! Mica dico come te. Per carità!

A parte che tutto questo non lo puoi chiamare solo portarti a letto, bella mia!

Ti ricordi Antunes? Sì, sì, Antunes, quel passo dove

“le prendeva per il polso e – Vieni qui. diceva. Poi usciva dalla dispensa, dopo assalti di canarino, col bottone di rame della camicia sbottonato e la fronte sudata…”

Ecco. Non è così.

No, no, basta. Non te ne parlo. Ok, sei stufa. E dopo, dici?

Ma quale dopo, Rosa. A sessant’anni. Quale dopo? Non c’è nessun dopo.

Non ci sarà nessun dopo. mai più nessun dopo. Il futuro è dei giovani. Per noi non esiste. Non più.

Solo presente.

E poi, amen!

Ce l’hai la crema solare? Prendi la mia, dai, che ti scotti.

No. Io sto all’ombra.

Il sole ce l’ho già. Ce l’ho dentro. In petto.

Più giù, dici?

Scema!

(by poetella)