20190629_162419.jpg(foto di poetella)

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Se io potessi andar via di qui

sicuramente non odierei tanto l’estate. Sicuramente se non fossi costretta a dividere pochi spazi interni refrigerati da quel motore ronzante, giorno e notte, giorno e notte, senza voler uscire, senza poter uscire per sfuggire a questo caldo assassino, senza poter sfuggire a questa prigione fresca così mal frequentata, così piena di cose e cose morte, cose e cose inanimate, belle, sì, magari belle, ma senza anima.

Se io potessi andar via di qui

sicuramente saprei dove andare, dove voler andare, potendo, dove riuscire ad andare, se non fossi costretta a dividere pochi spazi refrigerati con presenze brutte, noiose, ossessive, smorte, piene di richieste, piene di rancori, piene di sciocchezze e desideri senza senso, incapaci e presuntuose, interessate all’aria fritta e ostinate, e insensibilmente  convinte di poter condividere quegli sciocchi, vuoti, inutili, ingombranti e anche costosi interessi con me.

Se io potessi andar via di qui

sicuramente saprei come occupare il mio tempo invece che a cucinare, lucidare argenti, spazzare gli angoli di casa dopo aver spostato statue, colonnine, putti sormontati da conchiglie, cachepot di porcellana, di smalto, di ottone, di bronzo, di rame, piccoli gueridon tondi, quadrati, ottagonali in radica, tarsiati, laccati accidenti a loro. E tutto il resto, l’infinito resto, l’incommensurabile resto.

Se io potessi andar via di qui

sicuramente avrei un posto dove andare, dove il condizionatore non servirebbe e il tempo fluirebbe nel profumo dei fiori e si potrebbe parlare o stare zitti, tanto si starebbe bene lo stesso e si potrebbe fare qualcosa o non fare assolutamente niente, tanto si starebbe bene lo stesso, anche se

qualcosa da fare lo si troverebbe sicuro. Dico io. No?

 

(by poetella)