dell’estate consisteva nel fatto che ero finalmente libera dalla scuola, dal suo rumore, sicuramente l’aspetto che maggiormente detestano, dalla volgarità della stragrande maggioranza dei miei rustici (rustici, poi, mi sembra termine inadatto, ma ci tornerò su per cercarne un altro), dicevo dalla volgarità della stragrande maggioranza dei miei rustici alunni, libera dal dolore ai lati del collo per la fatica di parlare con un tono di voce esaltato (ma perché strilli? mi dicevano a casa quando tornavo…) per coprire, spiegando, il fastidioso, ineducato rumore di fondo provocato dalle ciance senza costrutto né costruzione sintattica corretta, né pertinenza col tema della lezione delle capre impenitenti senza speranza di redenzione, i sopra citati miei rustici (ok, rustici non è adatto) dicevo rustici miei alunni.

Insomma libera dallo stress provocato dal continuo tentativo di bloccare le manie belligeranti, fino a slogarmi i polsi per dividere, delle belve infuriate (e si parla sempre dei rustici…), libera dalla delusione nello scoprire che anche quelli sospettati più bravi a qualsiasi domanda esulasse il loro studio mnemonico e disinteressato facessero una faccia a dir poco interdetta e conseguente scena muta..

Libera di non pensare alla scuola come a un luogo lontano anni luce dalla “mia” scuola, quella della mia infanzia… Quando avevamo ritegno anche a scartare una caramella, ché si sentiva…

Insomma, l’estate mi piaceva per queste libertà che mi regalava.

Ma adesso, adesso che finalmente tutto questo è finito posso sicuramente dire che

odio profondamente l’estate. Ecco.

(by poetella)

In foto “Il fascino dell’aula vuota!)