Ma sì, il silenzio

che poi ci sono silenzi e silenzi, mica tutti uguali i silenzi, graditi a volte, non dico di no

– ti ricordi bella mia come lo desideravi in quel clamore, in quella baraonda di grida, di rumori sconnessi, sedie spostate trascinandole come animali alla catena, bustine di carta riempite e poi scoppiate così, per gioco, e voci, voci voci, una sull’altra, una sull’altra –

ci sono silenzi e silenzi ovvio, non tutti uguali, graditi o no

– quel silenzio fresco nella cattedrale di Notre Dame, per esempio, a Parigi, ovvio, anni e anni fa, improvvisamente interrotto da un coro di voci maschili, tutti appresso a due, tre, quanti erano? non ricordo, uomini vestiti di rosso, rosso e bianco, per l’esattezza, che, entrati da una porticina laterale (la sacrestia?) incedevano maestosi nella navata centrale verso l’altare maggiore, con un seguito di uomini più piccoli, no, ragazzi, anche loro rossi e bianchi, cantando qualcosa che doveva essere Bach, sicuramente era Bach, perché m’ero improvvisamente messa a tremare a quella visione, a quell’ascolto , o forse per la luce viola, verde, azzurra, rosa, gialla che entrava a fascio da un rosone, su in alto –

quindi dico che ci sono silenzi e silenzi, non tutti uguali, no, non proprio tutti uguali, graditi o no

– quello della televisione finalmente spenta, ah, magia! che smette di gracchiare su temi importantissimi di calcio, che non ci si deve parlare sopra se no si perdono verità solenni e irrinunciabili che non sia mai! poi come si fa, dico io, se non si sanno quelle cose e, finalmente, uscendo di casa chi la stava seguendo, clic! Il silenzio –

dunque ci sono silenzi e silenzi, graditi o no.

Il tuo non mi piace tanto, ma tant’è. Ce lo facciamo piacere lo stesso

ché ci fa crescere.

(by poetella)