No, senti, amore mio

visto che non possono toccarmi questa felicità di farfalla, quest’allegria di ruscelletto di montagna, come quello che scorreva saltellante sotto il ponticello della stradina accanto alla chiesina abbandonata di Sant’Anna, a Padola di Comelico, una volta a destra della stradina, una volta a sinistra, sempre saltellante, ombreggiato di cespugli di non so cosa, non conosco le piante spontanee, forse genziane, genzianelle, più piccole, forse margheritine, felci, quelle sì, le riconosco, ciuffi e ciuffi. E lui saltellava di qua della strada, ponticello, poi di là… ancora ponticello, ancora di là, gioioso, come me e allora

senti, amore mio

visto che niente potrebbe mai riuscire, oggi, a indebolire questa mia voglia di cantare, di spalancare le braccia e cantare, di spalancare le braccia e girare, girare, girare, come la girandolina rossa su quel balconcino tutto colonnine a Venezia, girandolina rossa rossa che si specchiava nell’acqua e girava, girava, si fermava un po’, poi ricominciava, di un’allegria, di un canto di riso bambino, di una giocosità mai esaurita, girava, girava, come vorrei io e allora, sai

sentimi bene, amore mio

visto che questo mio cuore è così azzurro, oggi, come il cielo di Roma quando è azzurro, mai visto altrove un azzurro così, o forse da qualche altra parte l’avrò pure visto, sì, mi ricordo dove

e dunque

posso anche ascoltare una musica malinconica, sconsolata, struggente, che tanto

sempre felice resto.

 

(by poetella)

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