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(foto dal web)
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Costringiamo le ore

incapsulate in miriadi di piccoli spostamenti di cose, una sedia, una forchetta da riporre rimasta casualmente nel lavabo, quei due bicchieri, uno pieno a metà d’acqua, l’altro vuoto

costringiamo le ore

spezzettate in minuti, secondi, minuti e secondi che sembrano anni, sembrerebbero anni se non li infagottassimo in un’infinità quantità di piccole cose da sistemare, anche se già sistemate, risistemare, spostare, arieggiare con il soffio instancabile del condizionatore perennemente acceso, bollette elettriche parossistiche, come il caldo parossistico che non ci abbandona, fuori

costringiamo le ore, allora

avviluppate all’orologio a muro che pare troppo stanco per andare più veloce, troppo svuotato di forze, di voglie, di intenzioni per questo caldo, quest’aria ferma, queste tende immobili, questa luce appannata di tardo pomeriggio completamente silente o forse solo silenziato dalle finestre isolanti che tutto isolano, anche il cuore che se ne sta chiuso, serrato, ammutolito, in attesa mentre

ancora costringiamo le ore

a non occuparsi di noi, che abbiamo troppo da fare ad aspettare. Domani.

(by poetella)