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(foto Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena.)
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Senza paragone

come il sonno che ti coglie di sorpresa e non sa mai il momento esatto in cui ti addormenti e poi ti svegli e pensi Quanto ho dormito? Ho dormito?

Come il pensare a una storia vissuta tanto intensamente da non ricordare più se l’abbiamo sognata o è davvero accaduta, alle prime luci dell’alba o al primo nostro risvegliarci alla vita.

Senza paragone

come una fila di papaveri rossi nati lungo il bordo del marciapiede, tra il travertino e l’asfalto, tutti alti uguali, tutti allineati e rossi come i giorni felici passati, e quelli che passeremo ancora, amando.

Come la lunga fila di formiche lungo l’eterno cantiere sulla Tiburtina che sai dove comincia ma non vedi dove va a finire. Uguale a questo mio amore cominciato e, pare, dico pare, eterno. Anche se non si può dire.

Senza paragone

come la lunga fila di baci lungo la schiena, un passaggio di farfalle, una brezza, uno scroscio di cascatella, che mi regalavi mentre domandavi Chi sei tu? la dea dell’amore?

Senza paragone

come la soddisfazione di un piano ben riuscito che comincia a dare frutti come la talea di plumbago che pare abbia preso anche se ancora non si può dire, come la sensazione di aver imparato finalmente a fare a meno di…

Anche se ancora non si può dire.

(by poetella)

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