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(foto di poetella)

Mai che un pensiero si depositasse quieto, come resti di zucchero

in eccesso sul fondo della tazza di caffè. Come una conchiglietta lucida lucida e bianca portata dall’ultima onda. O le mani in grembo di una vecchia seduta sola sola sulla sedia fuori della porta di una vecchia casa, in un vecchio paese sperduto.

O una foglia. Ultima foglia.

Che ultima non è mai. Comunque.
Sempre un vorticare, uno spumeggiare, uno schiamazzare inafferrabile di ma… di e se… di e se poi? Sempre quella mano che sposta veloce l’aria, uno schiaffo a dire E piantala! Che non serve a niente.
Chiudi, smetti, canta, balla, ma non pensare. È inutile. Dannoso. Un dispendio d’energia che potresti usare per metterti, che ne so, a restaurare l’orlo di quella tenda che è un po’ che pende, come ti pende sulla testa questa insofferenza, questa forzatura d’esistere nel niente, nel piccolo, nel meschino. Nel vuoto.
Vuoto.

Smetti, comunque. Ferma il vento in testa. Fermalo un attimo. Chiudi porte e finestre. Oppure spalancale. Respira. E’ finito il caldo. Si spera.
Tu ce l’hai un condizionatore nel cuore, comunque.  Ecco. Accendilo.
Sparati la sonata n° 6 per violoncello di Rachmaninoff nelle orecchie, con le cuffie, ovvio, chiuditi al fuori, al nullo, al noioso, all’inetto, allo schifo.
Lascia che i cronisti di calcio se la vedano da soli. Senza di te.

Ubriacati di musica. e di quello che sai tu. e qualcun altro. E smetti, smetti di arrotolarti a pensare. Smaniando.

Da’ retta. Non serve. Hai altro, tu.


(by poetella)

Rachmaninoff-YoYoMa- Cello Sonatas- 06—Sonata for C.

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